InnovUp e Assolombarda

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Scommettere sull’innovazione come fattore strategico. Intervista a Giorgio Ciron Direttore di InnovUp e Direttore dell’Area Life Science, Healthcare & Startup di Assolombarda

 L’esperienza italiana, in linea con quanto riscontrato a livello internazionale, conferma che le imprese giovani e dinamiche del nostro Paese contribuiscono in modo determinante al saldo occupazionale positivo, a testimonianza del valore strategico di sostenere l’imprenditorialità innovativa

 InnovUp, l’Associazione che dal 2012 riunisce e rappresenta tutti gli attori della filiera innovativa italiana e Assolombarda hanno presentato recentemente i risultati della seconda edizione del rapporto “L’impatto occupazionale delle startup innovative italiane tra il 2012 e il 2024”, curato dal Centro studi di Assolombarda in collaborazione con l’Area Life Science, Healthcare & Startup di Assolombarda. Il rapporto analizza le 24.261 startup ed ex-startup attive oggi in Italia e aggiorna l’analisi sull’impatto occupazionale delle startup innovative nel Paese, con uno sguardo sia alle realtà attualmente iscritte nella sezione speciale del Registro delle imprese, sia a quelle che hanno transitato dal 2012 ad oggi.

«La struttura della filiera italiana – si legge nel Documento – si completa con 3.026 PMI innovative, che generano 8,9 miliardi di euro di fatturato e impiegano 55mila dipendenti. Sono attivi 239 incubatori e acceleratori certificati, che tra il 2016 e il 2023 hanno raggiunto 3,2 miliardi di euro di fatturato aggregato e hanno dato lavoro a 14.329 addetti. Accanto a loro operano 56 startup studio e venture builder con 30,5 milioni di euro di fatturato e 490 dipendenti (dato 2024), e 55 Parchi Scientifici e Tecnologici, veri snodi territoriali per l’innovazione del Paese. Al 2024 queste imprese innovative italiane hanno creato complessivamente 68.526 posti di lavoro in tutta Italia, in aumento rispetto ai 65.897 del 2023 (+4%), oltre a quasi 89mila soci, per un totale di più di 150mila persone. Oltre la metà degli occupati lavora in servizi e manifattura high-tech, rappresentando il 4% della forza lavoro italiana in questi settori considerati fondamentali per innovazione e produttività». Con Giorgio Ciron, Direttore di InnovUp e Direttore dell’Area Life Science, Healthcare & Startup di Assolombarda, approfondiamo alcuni aspetti dell’innovazione nelle imprese.

Come viene vissuta l’innovazione nelle imprese?

«L’innovazione è sempre più percepita come una leva strategica, tecnologica e culturale. Le imprese, grandi e piccole, la interpretano come un percorso continuo di miglioramento e adattamento. Nelle startup è parte del DNA, ma anche molte PMI stanno assumendo una mentalità più aperta alla sperimentazione, alla collaborazione con centri di ricerca, incubatori e università. La cultura dell’innovazione sta maturando: si passa dall’idea di “fare un progetto innovativo” alla consapevolezza che innovare è una condizione strutturale per restare competitivi».

La sostenibilità in che modo influenza le scelte imprenditoriali?

«Sostenibilità e innovazione oggi procedono insieme. È un tema che non riguarda solo la reputazione, ma la catena del valore: l’efficienza energetica, la gestione dei rifiuti, l’utilizzo responsabile delle risorse o l’attenzione al benessere dei dipendenti diventano elementi centrali nella strategia d’impresa. Le startup, spesso sostenibili by design, stanno sviluppando tecnologie e servizi che abilitano la transizione green in settori chiave come life science, manifattura e mobilità».

Perché sono fondamentali gli investimenti sull’innovazione? E in che misura incidono?

«È una leva di occupazione e di produttività che genera nuovo valore, competenze e occupazione non solo direttamente nelle imprese innovative, ma anche nell’indotto che si crea attorno a esse, con un impatto lungo tutto il sistema economico. La teoria di Enrico Moretti, economista italiano e professore a Berkeley, lo mette in luce con chiarezza: ogni posto di lavoro qualificato creato in un centro di eccellenza dell’innovazione genera almeno altri cinque nuovi posti di lavoro nei settori collegati (dai servizi ai lavori tradizionali), e questi sono spesso meglio retribuiti. L’investimento in innovazione attiva dunque un effetto moltiplicatore, che si diffonde su tutto il territorio, stimolando crescita, attrazione di talenti ed elevazione della produttività. È questo effetto indotto che rende l’innovazione un motore decisivo per il sistema economico italiano, capace di creare occupazione stabile e valore per il Paese».

PMI innovative, incubatori, acceleratori e parchi scientifici in che modo contribuiscono verso l’innovazione?

«Le PMI innovative rappresentano la spina dorsale del tessuto imprenditoriale più dinamico e in grado di generare valore e posti di lavoro. Incubatori e acceleratori accompagnano le startup nelle fasi iniziali e di crescita, offrendo supporto operativo, formazione e accesso a reti di investimento e mercato. I Parchi Scientifici e Tecnologici evolvono sempre più come infrastrutture strategiche che favoriscono il trasferimento tecnologico e la collaborazione tra ricerca pubblica e imprese».

Quale momento storico vivono le imprese impegnate in questa trasformazione?

«Consolidamento e consapevolezza. Dopo anni di crescita rapida, l’ecosistema dell’innovazione entra in una fase di maturità: cresce meno in termini di nuove imprese, ma le realtà attive diventano più solide, strutturate e capaci di creare occupazione stabile. Le “Gazzelle” (imprese con aumenti di fatturato o dipendenti superiori al 20% per tre anni consecutivi nei primi cinque anni di vita) – giovani imprese ad alto tasso di crescita – sono l’esempio: nel 2024 sono aumentate e si attestano a 75 tra startup ed ex-startup in Italia. Queste aziende hanno generato più di 4.800 posti di lavoro, con una media di 74 dipendenti ciascuna e performance economiche significative».

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Immagine di Francesco Fravolini
Francesco Fravolini

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