Investimenti delle imprese: nel 2025 Bergamo è sopra la media lombarda in tutti i settori. Cautela per il 2026. L’industria si conferma il settore con la maggiore propensione. Autosufficienza e risparmio energetico in crescita tra gli obiettivi del manifatturiero
Il monitoraggio annuale realizzato dalla Camera di commercio di Bergamo conferma l’elevata propensione a investire delle imprese bergamasche: nel 2025 la percentuale di quante hanno effettuato investimenti risulta superiore alla media regionale in tutti i settori economici indagati. L’industria, nonostante il calo registrato rispetto al 2024 (-5 punti), resta con una quota del 66% il comparto a più alta intensità di capitale, anche per via della maggiore dimensione aziendale; seguono commercio al dettaglio (42%) e servizi (35%), con percentuali simili al 2024. Stabile anche l’artigianato manifatturiero (27%), dove la propensione a investire è penalizzata dalla ridotta dimensione delle imprese.
Le previsioni per il 2026 sono improntate alla cautela: nell’industria la quota di imprese che prevede di realizzare investimenti (68%) registra una modesta crescita rispetto al 2025, con un vantaggio significativo nei confronti della media regionale (63%). Gli altri settori evidenziano un leggero calo della propensione: il commercio (41%) rimane comunque sopra il dato lombardo, mentre servizi (34%) e artigianato (22%) mostrano valori lievemente inferiori.
In tutti i settori si conferma predominante la componente materiale, che nel 2025 ha rappresentato una percentuale degli investimenti compresa tra il 79% del commercio al dettaglio e il 95% dell’artigianato, soprattutto per via della forte incidenza di impianti, macchinari e veicoli, che rappresentano la voce preponderante per industria, artigianato e servizi; diverso il caso del commercio al dettaglio, per il quale risultano più rilevanti i fabbricati e terreni (24%). La quota relativa al valore degli investimenti immateriali, dove le voci principali sono rappresentate dalla consulenza e formazione e dalle spese per software, raggiunge il valore più elevato nel commercio al dettaglio (21%).
Il rinnovamento degli impianti e delle apparecchiature obsolete si conferma il principale obiettivo degli investimenti anche nel 2025, con una percentuale che varia dal 48% del commercio al dettaglio al 60% dell’artigianato. Al secondo posto viene segnalato l’aumento della capacità produttiva, con valori che mostrano però un ripiegamento rispetto al 2024. Tra le voci in crescita troviamo, nei settori manifatturieri, il risparmio energetico o comunque una maggiore autosufficienza: nell’industria tale motivazione raggiunge il 12% e nell’artigianato il 21%. Il commercio al dettaglio segnala invece un’esigenza crescente di attivare nuovi business o nuovi strumenti per potenziare l’attività (dal 4% al 23%).
Le imprese che non hanno realizzato investimenti nel 2025 o che non intendono farlo nel 2026 adducono come motivazione soprattutto la mancanza di una reale esigenza, in particolare nel terziario dove viene segnalata in oltre la metà dei casi. Questa spiegazione è direttamente correlata al fatto che molti investimenti sono stati realizzati negli anni precedenti: per quanto riguarda il 2025 tale indicazione varia dal 16% del commercio al dettaglio al 28% dell’industria. Un ulteriore 10% circa (dal 7% del commercio al 13% dell’industria) afferma inoltre di aver programmato gli investimenti per gli anni successivi al 2025. In merito alle previsioni relative al 2026 assumono invece un maggior peso gli ostacoli derivanti dalla mancanza di risorse finanziarie (dal 12% dell’artigianato al 16% dell’industria) e, soprattutto per l’industria (23%), dalle prospettive di mercato incerte.
Le previsioni sugli investimenti complessivi del settore per il 2026 vedono un quadro variegato tra i diversi comparti economici, dove si mescolano tendenze strutturali e motivazioni congiunturali: l’artigianato conferma una scarsa propensione ad investire e un diffuso pessimismo sulle prospettive future, che si traducono in un saldo ampiamente negativo (-29 punti) tra previsioni di crescita e diminuzione. Anche il commercio al dettaglio evidenzia un valore negativo (-9 punti), probabilmente per via delle prospettive poco favorevoli sull’evoluzione dei consumi. Industria (+9 punti) e servizi (+7 punti) vedono invece prevalere le previsioni di un aumento degli investimenti nel settore: nel primo caso, nonostante un 2025 difficile, resta l’esigenza di restare competitivi sui mercati internazionali, nel secondo le aspettative sono di un proseguimento del trend positivo in corso grazie alla vivacità della domanda legata al tempo libero, come evidenziato dall’indagine congiunturale realizzata dalla Camera di commercio.
“I dati sugli investimenti nel 2025” – commenta il presidente della Camera di commercio di Bergamo Giovanni Zambonelli – “restituiscono un’immagine vitale del sistema Bergamo, che vede nel rinnovamento degli impianti la priorità assoluta, registrando al contempo anche una crescita in direzioni innovative, come il risparmio energetico e l’autosufficienza nei comparti manifatturieri. Si registra invero una flessione nell’industria, mentre l‘artigianato e il commercio risentono della contrazione dei consumi e delle difficoltà di accesso al credito. Ciononostante, sebbene le previsioni per il 2026 suggeriscano cautela a causa delle incertezze di mercato e delle disponibilità finanziarie, la più alta propensione agli investimenti rispetto alla media regionale fa emergere la chiara volontà delle nostre imprese di continuare a scommettere sull’innovazione per difendere la propria competitività”.




