I dati sul settore terziario bergamasco

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Nel primo trimestre 2026 settore terziario e commercio al dettaglio registrano un aumento del volume d’affari. Pesano però le tensioni internazionali, i rincari energetici e il timore di una nuova frenata della domanda.. Servizi a +2,8% e commercio a +3%, ma le aspettative degli imprenditori tornano negative

Il terziario bergamasco apre il 2026 con segnali di tenuta sul fronte del fatturato, ma anche con un clima di fiducia più fragile. Nel primo trimestre dell’anno, le imprese dei servizi e del commercio al dettaglio della provincia di Bergamo hanno continuato a crescere, confermando la capacità di resistenza del sistema economico locale. Sullo sfondo, però, aumentano le preoccupazioni legate allo scenario internazionale, ai rincari energetici e alle possibili ricadute sui consumi.

Secondo i dati diffusi dalla Camera di commercio di Bergamo, il fatturato delle imprese terziarie bergamasche registra un incremento su base annua di circa tre punti percentuali. Nei servizi la crescita si attesta al +2,8%, in continuità con il ritmo positivo già emerso alla fine del 2025, mentre il commercio al dettaglio mostra un miglioramento più marcato, con un aumento del +3% dopo due trimestri caratterizzati da una dinamica più debole.

Il dato conferma quindi un quadro ancora espansivo, ma meno lineare rispetto ai mesi precedenti. La crescita del volume d’affari convive infatti con segnali di cautela sempre più evidenti nelle aspettative degli imprenditori, che tornano in area negativa sia nei servizi sia nel commercio. A pesare sono soprattutto le tensioni geopolitiche e il rischio che una nuova fase di inflazione possa rallentare la domanda, incidendo sui comportamenti di famiglie e imprese.

Nel comparto dei servizi, le imprese con almeno tre addetti registrano un aumento del fatturato del +2,8% su base annua. Più della metà del campione intervistato, il 54%, dichiara una variazione positiva, una quota in rafforzamento rispetto al 44% rilevato nel primo trimestre 2025. Anche il confronto con il trimestre precedente evidenzia una crescita solida: negli ultimi tre trimestri le variazioni congiunturali hanno superato il mezzo punto percentuale, con valori pari a +0,6%, +0,7% e ancora +0,6%.

Il numero indice del fatturato dei servizi raggiunge così quota 137,5, fatto 100 il livello del 2015. Si tratta di un guadagno di circa 30 punti rispetto al periodo pre-Covid, almeno in termini nominali. Bergamo si mantiene sostanzialmente allineata alla media regionale, dove la variazione annua dei servizi in Lombardia è pari al +2,5%, pur conservando un divario rispetto al numero indice lombardo, che si colloca a quota 143.

Il fronte dei prezzi mostra invece segnali di maggiore tensione. Le imprese dei servizi dichiarano listini in crescita del +1,8% rispetto al trimestre precedente, una velocità doppia rispetto alle ultime rilevazioni. L’analisi regionale indica incrementi particolarmente significativi nel commercio all’ingrosso, comparto che sembra già risentire dei rincari energetici legati alle tensioni in Medio Oriente.

Più stabile, ma non privo di criticità, il quadro occupazionale. Nei servizi il saldo degli addetti tra inizio e fine trimestre torna leggermente positivo, pari al +0,2%, dopo due trimestri consecutivi con segno meno. Tuttavia, al netto delle oscillazioni stagionali, il dato conferma l’esaurimento della fase di crescita che aveva caratterizzato l’occupazione del comparto fino alla metà del 2025, lasciando spazio a una fase di sostanziale stagnazione.

Il vero elemento di discontinuità riguarda però le aspettative. Dopo il miglioramento osservato nella seconda parte del 2025, il clima di fiducia degli imprenditori dei servizi torna in territorio negativo: il saldo tra previsioni di crescita e diminuzione del fatturato si attesta a -4 punti. Le interviste, realizzate nel mese di aprile 2026, riflettono le preoccupazioni per il conflitto iraniano e per le possibili conseguenze di una nuova fiammata inflazionistica. Tra i fattori di rischio emerge anche il possibile impatto sull’indotto turistico, in particolare per le difficoltà del trasporto aereo e per gli arrivi internazionali. Restano invece positive le previsioni sull’occupazione, con un saldo pari a +9 punti.

Nel commercio al dettaglio il primo trimestre 2026 segna un recupero più evidente. Le imprese bergamasche con almeno tre addetti registrano un aumento del fatturato del +3% su base annua, dopo due incrementi più contenuti nella seconda metà del 2025. Il 56% delle imprese intervistate segnala una variazione positiva, la quota più alta degli ultimi tre anni.

Anche la dinamica congiunturale conferma l’accelerazione, con un aumento del +0,7% rispetto al trimestre precedente. Il numero indice del comparto raggiunge quota 118,8, ma il guadagno rispetto al 2019 resta più contenuto rispetto ai servizi: circa 18 punti, in buona parte riconducibili anche all’effetto dei prezzi. La crescita bergamasca risulta comunque superiore alla media lombarda, dove il commercio al dettaglio registra un incremento annuo del +1,8%, confermando un andamento provinciale leggermente migliore nell’ultimo anno.

A differenza di quanto osservato nei servizi, i prezzi nel commercio al dettaglio non mostrano al momento un’accelerazione legata alla crisi internazionale. La variazione dei listini è pari al +0,7% su base trimestrale, in ridimensionamento rispetto al +3% del quarto trimestre 2025, influenzato dagli acquisti natalizi, e in linea con i valori registrati negli anni precedenti.

Permangono tuttavia segnali di prudenza nella gestione degli ordini e delle scorte. Le valutazioni sugli ordini ai fornitori restano orientate alla diminuzione, con un saldo negativo di -9 punti, analogo a quello del trimestre precedente. Anche i giudizi sulle giacenze di magazzino rimangono sostanzialmente stabili, con un saldo pari a +4,9 punti tra segnalazioni di eccedenza e scarsità.

Più debole il dato occupazionale: nel commercio al dettaglio si registra il secondo segno negativo consecutivo, con una variazione del numero di addetti pari a -0,7% tra inizio e fine trimestre. Anche in questo comparto sembra dunque essersi arrestata la lunga fase espansiva che aveva caratterizzato il periodo post-Covid.

Il peggioramento più netto riguarda però le previsioni. Le aspettative degli imprenditori sul volume d’affari tornano negative, con un saldo pari a -9 punti. Gli ordini ai fornitori scendono al valore più basso dal 2022, con un saldo di -18 punti, mentre anche le attese sull’occupazione peggiorano, pur in modo meno marcato, attestandosi a -5 punti.

Il timore principale è che le tensioni geopolitiche e l’eventuale aumento dei costi energetici possano interrompere il fragile recupero dei consumi. Una nuova fase di inflazione rischierebbe infatti non solo di ridurre il potere d’acquisto delle famiglie, ma anche di alimentare comportamenti più prudenti, con un aumento della propensione al risparmio. Il ricordo della crisi energetica seguita all’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 resta ancora un elemento sensibile nelle aspettative di imprese e consumatori.

«I dati del primo trimestre mostrano una buona capacità di tenuta delle nostre imprese terziarie: la crescita del fatturato, in particolare il recupero del commercio al dettaglio, testimonia la solidità del tessuto economico bergamasco», commenta Giovanni Zambonelli, presidente della Camera di commercio di Bergamo. «Non possiamo però ignorare i forti segnali di preoccupazione che emergono sul fronte internazionale. I rincari energetici legati alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente rischiano di innescare una nuova fiammata inflazionistica, raffreddando la fiducia degli imprenditori e la domanda delle famiglie».

Il quadro che emerge è quindi quello di un territorio ancora dinamico, capace di sostenere la crescita anche in un contesto incerto, ma esposto a variabili esterne che potrebbero modificare rapidamente lo scenario. Per Bergamo, la sfida dei prossimi mesi sarà mantenere la traiettoria positiva del fatturato, preservando al tempo stesso fiducia, occupazione e capacità di investimento in un clima economico internazionale sempre più instabile.

 

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