Banco alimentare, il cibo recuperato che crea valore. Intervista a Dario Boggio Marzet Presidente del Banco Alimentare della Lombardia
Il Banco Alimentare della Lombardia recupera eccedenze da GDO, ristorazione ed eventi tramite progetti come Siticibo e FoodForGood, trasformando il cibo non consumato in valore sociale e ambientale. In una regione prospera ma segnata da nuove vulnerabilità, il contrasto alla povertà alimentare richiede logistica efficiente, collaborazione con le imprese e un impegno culturale contro lo spreco Dario Boggio Marzet, Presidente del Banco Alimentare della Lombardia, racconta come il recupero delle eccedenze alimentari consenta di ridurre sprechi e trasformare il cibo in un’opportunità concreta di valore sociale, ambientale ed economico.
Qual è la missione principale di Banco Alimentare e cosa significa per voi operare in chiave di sostenibilità?
«La missione di Banco Alimentare è semplice: recuperare il cibo che non verrebbe consumato e ridistribuirlo a chi vive situazioni di fragilità, evitando che diventi rifiuto e restituendogli il valore per cui è stato prodotto. Lavorare in chiave di sostenibilità significa integrare dimensioni sociali, ambientali, educative, culturali ed economiche. Banco Alimentare esiste proprio su questo confine: unisce dignità della persona, attenzione all’ambiente, uso responsabile delle risorse e una cultura condivisa contro lo spreco che coinvolge mondo profit e non profit».
Guardando alla Lombardia, quali sono le sfide più urgenti nel contrasto alla povertà alimentare e nella gestione sostenibile delle eccedenze?
«La Lombardia vive un forte paradosso: è uno dei territori più ricchi e produttivi del Paese, ma vede crescere fasce vulnerabili spesso invisibili. Tra queste spiccano i working poor, persone con un impiego regolare che comunque non arrivano a fine mese. Un’altra criticità è la dispersione del bisogno sul territorio: non riguarda solo le grandi città, ma anche piccoli comuni e aree periurbane, dove intercettare il disagio è più complesso. Sul fronte della sostenibilità, la gestione delle eccedenze richiede un lavoro continuo: intercettare il cibo in tempo utile, movimentarlo in modo efficiente, garantirne la sicurezza e distribuirlo dove serve davvero. In una regione vasta e articolata, questo comporta un notevole impegno logistico e organizzativo».
Siticibo è uno dei vostri progetti più incisivi nella lotta allo spreco alimentare: di cosa si tratta e quali risultati avete ottenuto finora in Lombardia?
«Siticibo è il modello operativo che permette di recuperare, in modo strutturato e continuativo, le eccedenze della Grande Distribuzione Organizzata e dalla Ristorazione Collettiva, garantendo una ridistribuzione a chilometro zero alle strutture caritative del territorio. Il programma si articola in due grandi aree operative.
Siticibo GDO, che nel 2024 ha coinvolto 24 catene della Grande Distribuzione e 423 punti vendita, con un recupero di oltre 3.600 tonnellate di cibo, redistribuito a chilometro zero e Siticibo Ristorazione, che intercetta le eccedenze di mense scolastiche e aziendali e degli operatori catering. Nel 2024 abbiamo recuperato più di 250mila chili di cibo provenienti da 71 mense scolastiche, 63 mense aziendali e 25 negozi e operatori catering, ritirati dai volontari e consegnati immediatamente alle realtà caritative vicine».
E FoodForGood? Come funziona operativamente, quali sfide affronta e quali impatti misurabili sta producendo sul territorio regionale?
«FoodForGood, nato dalla collaborazione con Federcongressi&Eventi ed Equoevento, introduce un modello strutturato per recuperare le eccedenze prodotte da eventi, congressi e fiere, un settore caratterizzato da volumi elevati e concentrati nel tempo. L’organizzatore segnala le eccedenze, noi attiviamo una struttura caritativa formata e il ritiro avviene rapidamente: si recuperano porzioni pronte, non scodellate e non servite, che vengono redistribuite sul territorio secondo il principio del chilometro zero, garantendo freschezza e sostenibilità».
Quali leve ritenete saranno sempre più determinanti per ridurre povertà alimentare e sprechi?
«Le sfide richiedono interventi integrati: una leva culturale che aumenti la consapevolezza sul valore del cibo; nuove tecnologie per migliorare tracciabilità, logistica e gestione delle eccedenze; norme favorevoli alla donazione e un sistema di distribuzione che garantisca rapidità ed efficienza. Sempre più rilevanti sono anche le misure di accompagnamento: fornire cibo è essenziale, ma non basta. Occorre trasformare l’assistenza alimentare in un percorso di autonomia, che includa inserimento lavorativo, educazione al bilancio familiare e alimentare, supporto psicologico, accesso ai servizi e inclusione sociale e relazionale»




