Turismo a Bergamo, boom delle imprese di alloggio per vacanze: +101% in cinque anni. Calano gli alberghi tradizionali e la ristorazione tiene. La città di Bergamo guida le nuove tendenze
Analizzando i dati delle iscrizioni alla Camera di commercio, si possono intravedere negli ultimi cinque anni i segni di una profonda trasformazione dell’offerta turistica, con una graduale diminuzione degli alberghi tradizionali accompagnata da una marcata crescita delle imprese di alloggio per vacanze e soggiorni di breve durata mentre la ristorazione, tra segnali contrastanti, continua a mantenere le sue posizioni. Tendenza che si inserisce in un contesto più ampio, in parte condiviso anche a livello regionale e nazionale, dove il settore è chiamato a ripensare il proprio equilibrio tra modelli tradizionali e nuove forme di accoglienza. L’analisi dell’evoluzione dei servizi di alloggio e ristorazione nella bergamasca evidenzia dinamiche differenziate tra le diverse aree del territorio, tra cui emerge la città di Bergamo.
Negli ultimi cinque anni, in provincia di Bergamo il numero di imprese attive nei servizi di alloggio di alberghi e simili è diminuito del 7,3%, scendendo a 165 unità alla fine del 2025. Un andamento negativo che si riscontra anche a livello regionale (-2,9%) e nazionale (-4,1%). La flessione più marcata riguarda l’area collinare (-25%), seguita dalla montagna (-5,1%), che resta comunque l’area con il maggior numero di imprese attive grazie ai comuni di Castione della Presolana (12), Selvino (5) e Serina (5). In calo anche l’area urbana (-4,8%), con il comune di Bergamo che perde tre unità e si attesta a 24 imprese. In controtendenza la pianura, unica area a registrare una crescita (+4%).
Opposto l’andamento del comparto delle imprese di alloggio per vacanze e soggiorni di breve durata, che in provincia di Bergamo registra un vero e proprio boom: tra il 2021 e il 2025 le imprese attive sono più che raddoppiate (+101%), con un incremento di 217 unità e un totale di 432. La loro crescita è significativa anche in Lombardia (+66%) e in Italia (+45%). L’aumento più consistente si concentra nell’area urbana (+119%), con Bergamo che in soli cinque anni guadagna 110 imprese, pari a una crescita del 121%. Seguono la pianura (+112,5%) e la collina (+100%), mentre la montagna cresce comunque in modo sostenuto (+55%). In diversi comuni della provincia si passa da zero imprese nel 2021 a una o più unità nel 2025; tra quelli con il maggior numero di attività attive si segnalano Orio al Serio (8), Grassobbio (7) e Costa Volpino (7). I dati analizzati provengono dal Registro delle imprese e si riferiscono esclusivamente alle attività di alloggio gestite in forma imprenditoriale, tuttavia si fa presente che l’universo dell’accoglienza non alberghiera comprende anche altre forme di ospitalità, alcune delle quali non inquadrate come imprese.
Le attività di ristoranti con servizio al tavolo, che in provincia di Bergamo mostrano una lieve flessione del 2%, si attestano a 1.599 imprese attive al 31 dicembre 2025. Un andamento in linea con quello regionale (-0,6%), mentre a livello nazionale si registra una crescita dell’1,5%. Le maggiori contrazioni si rilevano in montagna (-4%), nonostante risultati positivi in alcuni comuni come Albino (+3, totale 33), Clusone (+1, totale 17), Castione della Presolana (+1, totale 14) e San Pellegrino Terme (+1, totale 10), mentre Zogno registra un lieve calo (-2, totale 15). In flessione anche la pianura (-4%), con Treviglio in forte crescita (+12, totale 61) e Dalmine in aumento (+1, totale 27), a fronte di una lieve diminuzione a Romano di Lombardia (-2, totale 26). Segue l’area urbana (-2,4%), dove Bergamo cresce di quattro unità raggiungendo quota 361, Seriate resta stabile a 30 e Stezzano si dimezza attestandosi a 8 imprese. L’unica area in crescita è la collina (+3%), con risultati positivi a Costa Volpino (+2, totale 23), Sarnico (+2, totale 21) e Trescore Balneario (+5, totale 15), mentre Lovere registra una lieve flessione (-2, totale 15).
Sotto il profilo delle variabili economiche il confronto tra i due comparti dell’ospitalità mostra ancora una volta grandi differenze. Se tra il 2015 e il 2022 il fatturato delle imprese alberghiere cresce del 23,4%, quello delle imprese di alloggio per vacanze e soggiorni di breve durata registra addirittura un raddoppio (102,2%) e il valore aggiunto nel primo comparto cresce del 20,2%, mentre nel secondo dell’80,9%. La quota di valore aggiunto sul fatturato, che esprime quanto valore viene generato all’interno della stessa azienda, si situa sugli stessi livelli per entrambi i settori, tuttavia le imprese di ospitalità extra alberghiera subiscono un deciso calo rispetto agli alberghi tradizionali, il quale potrebbe essere in parte dovuto all’effetto di maggiori commissioni pagate ai portali di prenotazione.
Gli addetti delle imprese alberghiere salgono del 3,9% giungendo a 1.220 unità, con una retribuzione media per dipendente di 21.053 euro nel 2022 (+5,2% rispetto al 2015). Nel settore extra alberghiero gli addetti aumentano del 64% (424,7 unità a fine periodo), ma la retribuzione media per dipendente diminuisce del 12,2% (15.461 euro nel 2022).
I ristoranti con servizio al tavolo registrano, sempre tra il 2015 e il 2022, una crescita di fatturato del 58,7%, ma il valore aggiunto che generano aumenta con maggiore intensità, a differenza di quanto accade nei due settori dell’ospitalità che hanno registrato invece un calo della quota di valore aggiunto sul fatturato. Gli addetti della ristorazione aumentano del 38,6% arrivando a 11.206 unità nel 2022 con una retribuzione media di 14.693 euro (+6,1%).
Nel complesso, la quota di fatturato di alloggio e ristorazione si riduce leggermente nel periodo se rapportata al fatturato delle imprese bergamasche di tutti i settori tranne agricoltura, banche e assicurazioni (da 1,7% nel 2015 a 1,6% nel 2022), ma il loro contributo occupazionale si rafforza, con una quota di addetti che sale dal 5,9% al 6,4%. La composizione di genere rimane stabile, con il 43% di uomini e il 57% di donne.
Commenta il presidente della Camera di commercio Giovanni Zambonelli: “Negli ultimi cinque anni si è assistito a un’evoluzione del turismo e anche nella nostra provincia registriamo un’esplosione delle imprese di ospitalità non alberghiera, soprattutto nel capoluogo. Queste non rappresentano tra l’altro il complesso delle strutture di micro ospitalità, posto che le norme prevedono anche tipologie da svolgersi in forma non imprenditoriale. Gli alberghi, da parte loro, hanno reagito alla concorrenza degli affitti brevi effettuando massicci investimenti strutturali al fine di innalzare il livello del servizio offerto che deve sempre più essere conforme alle aspettative di una clientela internazionale esigente e che vuole vivere sul nostro territorio una vacanza esperienziale godendo le bellezze del territorio, l’arte e l’enogastronomia, da noi di qualità particolarmente elevata”.




