Circle Group: quando la logistica smette di essere invisibile

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Da centro di costo a leva strategica della competitività. La digitalizzazione sta trasformando la logistica in un’infrastruttura intelligente, capace di integrare dati, operatori e territori lungo i corridoi europei e di incidere direttamente su efficienza, margini e qualità del servizio

Per anni relegata a funzione operativa di supporto, oggi la logistica rappresenta uno degli snodi decisivi per la crescita delle imprese. Luca Abatello, CEO di Circle Group, racconta come l’evoluzione della logistica digitale abbia cambiato prospettiva, rendendo visibile ciò che prima restava dietro le quinte e trasformandolo in un vantaggio competitivo.

Negli ultimi anni la logistica è passata dall’essere trattata come costo da ridurre a fattore strategico. Che cambiamento ha visto nel ruolo di questo dipartimento?

«Per molto tempo la logistica è stata “quell’attività che deve funzionare” e basta, che non doveva dare problemi e che, idealmente, non doveva farsi notare. Oggi invece è uno dei punti in cui si vince o si perde una partita: tempi di consegna, affidabilità, capacità di reagire agli imprevisti e di servire mercati sempre più lontani e complessi. Diciamo che la logistica digitale mette ordine. Collega componenti che prima erano scollegati, fa parlare sistemi diversi e trasforma i flussi fisici in informazioni utili e condivise: in una parola diventa una logistica “federativa”. Quando tutti lavorano sugli stessi dati, e non su telefonate, e-mail o file Excel, le decisioni diventano più rapide, più coerenti e meno emotive. È lì che la logistica smette di essere invisibile e inizia a incidere davvero su riduzione del tempo, incremento dei margini, nuovi clienti e supporto alla crescita».

La logistica digitale mette in comunicazione i diversi attori. Quando il sistema funziona, quali sono i primi miglioramenti concreti visibili per un’azienda?

Luca Abatello

«I primi segnali si vedono subito, e sono molto concreti. Spariscono le attese inutili, diminuiscono gli errori, si riducono le sorprese dell’ultimo minuto che spesso generano stress e costi. L’azienda sa in tempo reale dove sono le merci, cosa sta succedendo e soprattutto cosa sta per succedere. Questo cambia radicalmente il modo di lavorare: meno emergenze, meno rincorse continue, rapporti più fluidi con partner, clienti e autorità. In pratica, la supply chain smette di essere un puzzle fatto di pezzi separati e diventa un flusso federato leggibile e governabile. E quando un flusso è leggibile, può essere pianificato, migliorato e reso non solo più stabile anche in contesti complessi, ma anche “predittivo”».

La logistica europea dovrebbe funzionare come un sistema unico, ma spesso resta frammentata. Quali sono oggi i principali ostacoli a questa integrazione europea?

«Il limite non è tecnologico, ma culturale e organizzativo. Per anni ogni paese, ogni nodo logistico, ogni attore ha lavorato con sistemi e standard diversi. Questo ha reso difficile far dialogare davvero le informazioni lungo i corridoi europei. A questo si aggiungono differenze normative e procedure amministrative che rallentano tutto. Oggi però qualcosa sta cambiando: progetti europei, nuovi regolamenti e investimenti stanno finalmente spingendo verso un’integrazione reale.»

L’eFTI è il regolamento europeo che punta a digitalizzare e standardizzare lo scambio delle informazioni sul trasporto merci tra imprese e autorità pubbliche. Che impatto concreto avrà sul business della logistica digitale?

«L’eFTI è un passaggio chiave perché mette fine alla frammentazione dei documenti e introduce uno standard digitale condiviso in tutta Europa. Significa meno carta, meno burocrazia e più fluidità nei trasporti transfrontalieri. Per le imprese è un vantaggio concreto: meno burocrazie e costi operativi, trasporti transfrontalieri più fluidi, più velocità nei processi e maggiore certezza normativa. Entro il 2027 il dato digitale con un linguaggio comune (tecnicamente data set eFTI) diventerà la norma, non l’eccezione, e questo cambierà profondamente il modo in cui la logistica viene gestita, controllata e integrata nei processi aziendali. Circle Group è direttamente coinvolta nello sviluppo degli standard e delle soluzioni che accompagneranno il settore verso l’obbligatorietà del dato digitale entro luglio 2027».

In un business del genere, la aiuta di più un background tecnologico o la capacità di mediare e coinvolgere mondi molto diversi tra loro? Dove si colloca oggi il suo ruolo di CEO?

«Tecnologia e capacità di mediazione vanno di pari passo. Senza competenze digitali non costruisci nulla, ma senza dialogo non fai funzionare niente. In questo settore bisogna far parlare mondi molto diversi tra loro con tempi, priorità e linguaggi lontani. Il nostro ruolo oggi è tradurre la direzione strategica in continue scelte concrete: capire dove si vuole andare e lavorare affinché aziende, operatori, infrastrutture e istituzioni possano muoversi davvero coordinati nella stessa direzione. Perché nella logistica digitale federativa il valore non sta solo nell’innovazione in sé, ma nella capacità di renderla operativa, quotidiana, utilizzabile da chi lavora sul campo».

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Guenda Novena
Guenda Novena è presentatrice e intervistatrice di eventi business e corporate. Scrive per Italia Economy, dove intervista amministratori delegati e imprenditori per raccontarne le storie, comprendere come prendono decisioni e come stanno guidando nei rispettivi settori.

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