Competitività digitale tra cloud e cybersecurity: l’approccio di Punto Com

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Le infrastrutture IT evolvono da supporto operativo a leva strategica per la competitività

Mauro Quaini analizza il ruolo di cloud, cybersecurity e data center italiani nel rafforzare affidabilità, controllo del dato e sviluppo di modelli di business basati su intelligenza artificiale

 Punto Com Group opera da oltre venticinque anni nei servizi cloud, cybersecurity e data center, affiancando le imprese nei percorsi di trasformazione digitale. Fondata da Daniele Vitali e Mauro Quaini, l’azienda ha sviluppato un approccio orientato all’affidabilità delle infrastrutture, alla sicurezza dei dati e alla continuità operativa, elementi sempre più centrali nelle strategie di sviluppo delle imprese. In questa intervista, Mauro Quaini, co-founder e direttore tecnico, approfondisce le principali direttrici evolutive delle infrastrutture IT e il loro impatto sui modelli organizzativi e competitivi delle imprese.

Punto Com Group opera in ambiti sempre più centrali nei processi di trasformazione digitale delle imprese. Quali sono oggi le principali direttrici di innovazione che stanno ridefinendo l’evoluzione delle infrastrutture IT?

«Oggi assistiamo a una ridefinizione del ruolo dell’infrastruttura IT, che da costo operativo diventa piattaforma strategica per il business. Una prima direttrice riguarda l’evoluzione dei modelli Hybrid e Private Cloud: molte aziende stanno superando il paradigma del full public per orientarsi verso modelli più controllati, nei quali il Private Cloud rappresenta il livello di governo, performance e sicurezza, mentre il public cloud viene utilizzato in modo selettivo. Un secondo elemento riguarda l’affermazione di architetture data-centric, nelle quali il dato diventa il principale asset strategico. Le architetture Lakehouse integrate consentono di far convergere ERP, MES, business intelligence, IoT e cybersecurity in un unico ecosistema analitico, mentre l’intelligenza artificiale diventa componente nativa dell’infrastruttura.

Infine, la sicurezza diventa elemento strutturale dell’architettura. Con la direttiva NIS2 e un quadro normativo più articolato, il paradigma della security by design sostituisce l’approccio ex post: modelli Zero Trust, segmentazione delle reti, SOC integrati e monitoraggio continuo rappresentano standard di riferimento».

La crescente attenzione verso la sovranità del dato e la sicurezza delle informazioni sta portando molte aziende a riconsiderare le proprie scelte tecnologiche. In che modo data center localizzati in Italia possono rappresentare un elemento strategico?

Mauro Quaini e Daniele Vitali

«La sovranità del dato non è un tema ideologico, è un tema industriale. Disporre di data center localizzati in Italia consente vantaggi concreti sotto diversi profili. In primo luogo, garantisce maggiore controllo normativo rispetto a NIS2, GDPR e alle normative dei settori regolati: sapere dove risiede il dato e sotto quale giurisdizione ricade permette di ridurre i rischi legali e semplificare audit e certificazioni.

Un secondo aspetto riguarda le performance. Per molte applicazioni industriali, come sistemi di produzione o piattaforme di business intelligence in tempo reale, la latenza rappresenta un fattore critico. Avere il dato vicino migliora affidabilità operativa e velocità di elaborazione.

I data center italiani permettono inoltre di progettare soluzioni di disaster recovery (DR) e business continuity realmente aderenti alle esigenze del business, definendo strategie di continuità operativa non standardizzate e più resilienti».

L’innovazione tecnologica richiede un equilibrio tra performance, sicurezza e scalabilità. Quali approcci ritenete più efficaci per accompagnare le PMI in un percorso di evoluzione digitale sostenibile?

«Spesso si propone tecnologia senza considerare le reali esigenze delle PMI, che necessitano di percorsi concreti e sostenibili. L’approccio più efficace è basato su step evolutivi progressivi, evitando trasformazioni radicali e concentrandosi sugli ambiti che generano valore immediato, come sicurezza, continuità operativa e gestione del dato.

È fondamentale prevedere una fase iniziale di assessment della maturità digitale, che consenta di individuare rischi operativi e cyber e definire una roadmap di sviluppo su un orizzonte di due o tre anni. Le PMI presentano spesso sistemi stratificati, per cui l’obiettivo non è sostituire integralmente le infrastrutture esistenti, ma integrarle e valorizzarle.

Un modello basato su servizi continuativi – infrastruttura, sicurezza e gestione erogati come servizio – riduce la complessità organizzativa interna e consente alle imprese di concentrarsi sulle attività core».

Guardando ai prossimi anni, quali sviluppi vi aspettate nell’integrazione tra cloud, cybersecurity e gestione dei dati e quale impatto potranno avere sui modelli di business delle imprese italiane?

«Nei prossimi anni assisteremo a una convergenza sempre più marcata tra cloud, cybersecurity e gestione del dato, che tenderanno a costituire un’unica piattaforma integrata. Non si parlerà più di ambiti separati, ma di ecosistemi digitali unificati. L’intelligenza artificiale entrerà progressivamente nei processi core delle imprese – produzione, logistica, manutenzione e supporto decisionale – diventando un motore operativo. Parallelamente, la cybersecurity evolverà verso modelli sempre più autonomi e predittivi, basati su correlazione degli eventi e risposta automatica agli attacchi.

Le imprese che sapranno valorizzare dati e intelligenza artificiale potranno ridurre i costi operativi, migliorare la velocità decisionale e sviluppare nuovi servizi, mentre chi non intraprenderà questo percorso rischierà di perdere competitività».

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Immagine di Cinzia Funcis
Cinzia Funcis
Coordinatrice di redazione e giornalista

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