Congiuntura manifatturiera di Brescia e Bergamo a fine 2025

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Brescia e Bergamo, due manifatture lombarde davanti allo stesso bivio: ripartenza industriale o “effetto elastico” dell’artigianato?

C’è un modo abbastanza semplice per leggere la chiusura del 2025 in Lombardia: la manifattura torna a muoversi, ma non tutta allo stesso passo. Brescia archivia il quarto trimestre con un segnale netto di inversione industriale; Bergamo, invece, chiude l’anno in quasi stallo sul fronte “grande industria”, mentre l’artigianato corre e si prende la scena. Il risultato è un Nord produttivo che ritrova energia, ma con traiettorie diverse e con una domanda (soprattutto estera) che nel 2026 diventerà l’ago della bilancia. 

Partiamo da Brescia: nel 4° trimestre 2025 la produzione industriale cresce +3% su base annua (meglio della media lombarda, +2,3%) e segna anche un +0,3% congiunturale, confermando la ripresa dopo una lunga fase negativa. A trainare sono soprattutto legno-arredo (+15,6%), chimica (+12,9%) e meccanica (+3,5%), mentre tessile e carta-stampa restano lievemente sotto la linea di galleggiamento. Il segnale più interessante, in ottica 2026, è l’accoppiata fatturato industriale +6,4% e ordinativi +3,4% (in forte miglioramento rispetto al trimestre precedente), anche se l’occupazione flette (-0,6%): tipico “rimbalzo” da produttività e saturazione impianti prima di nuove assunzioni. 

Bergamo racconta una storia più prudente sul lato industriale: nel quarto trimestre la produzione segna +0,4% tendenziale, ma la dinamica congiunturale si ferma (-0,1%), e l’intero 2025 chiude a -0,2% (pur in miglioramento rispetto al 2023 e 2024). Qui pesa la meccanica, settore-architrave che ha risentito della crisi del “modello tedesco” e dell’incertezza sugli investimenti; bene invece alcuni comparti come alimentare, carta-stampa e gomma-plastica. In parallelo, però, arrivano due campanelli: ordini di nuovo in negativo (-1,7% congiunturale) e addetti -0,6% nel trimestre (con 2025 quasi stabile a -0,1%). È una fotografia di fine anno che non parla di crisi, ma di ripresa non ancora agganciata a un sentiero solido

Dove Bergamo sorprende è l’artigianato: nel quarto trimestre la produzione cresce +3,4% tendenziale, e l’intero 2025 chiude a +3%, recuperando completamente la frenata del 2024. L’occupazione artigiana, inoltre, migliora (nel trimestre +1,1%; media annua +1,6%) e le scorte non segnalano accumuli critici, coerenti con modelli just in time. È come se il tessuto “snello” avesse trovato una traiettoria più adatta a mercati nervosi: meno esposizione estera e più capacità di stare in nicchie protette. 

A Brescia, invece, l’artigianato cresce ma con passo più contenuto (+0,9% tendenziale nel trimestre; +0,2% congiunturale), e soprattutto con un umore più cupo: le aspettative sul prossimo trimestre mostrano un saldo complessivo negativo, frenato da costi energetici e materie prime percepiti come svantaggio competitivo. È un contrasto interessante: Bergamo performa bene ma resta cauta, Brescia cresce meno nell’artigianato ma segnala con chiarezza quali sono i freni che rischiano di riemergere appena la domanda rallenta. 

Fuori dalla fabbrica, Brescia offre un dettaglio in più che aiuta a completare il quadro: commercio in calo (-1,4% di fatturato) e servizi in crescita (+2,2%), ma a un ritmo più lento rispetto alla rilevazione precedente. È il promemoria che la ripartenza manifatturiera non si traduce automaticamente in consumi forti: il potere d’acquisto delle famiglie resta un tema, ed è anche il rischio principale indicato dagli operatori del commercio. In parallelo, sul fronte export, Brescia evidenzia una rotazione già visibile nel 2024: rallentano mercati storici come Germania (-11,5%) e Francia (-5,5%), mentre crescono sbocchi più dinamici come USA (+5,1%), Cina (+19,1%) e India (+14,7%). Se questa diversificazione regge, diventa una delle chiavi per assorbire eventuali shock (dazi, geopolitica) nel 2026. 

Il punto d’incontro tra le due province, guardando avanti, è uno solo: la domanda estera. A Bergamo migliora proprio il sentiment sulla componente internazionale (saldo positivo), anche per l’aspettativa che piani di investimento tedeschi possano riattivare filiere e ordinativi; a Brescia prevale un cauto ottimismo industriale, con una maggioranza che prevede stabilità e una quota in crescita che si aspetta aumenti di produzione. Ma entrambi i territori mostrano anche la stessa fragilità: basta una nuova fiammata su energia e materie prime o un’incertezza commerciale più aggressiva per trasformare la ripartenza in un “mezzo passo”. È qui che il 2026 si giocherà davvero: capacità di stare sui mercati giusti, difendere margini, e trasformare i segnali di fine 2025 in ordini veri.

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Immagine di Giulia Chittaro
Giulia Chittaro
Giulia è responsabile dei contenuti online di Italia Economy. Nel tempo ha guidato l’evoluzione del reparto digitale, affiancando alla gestione editoriale la produzione di articoli originali di analisi socio-economica

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