Il turismo del futuro? Più equo, responsabile e data driven. La LIUC investe su turismo responsabile e innovazione con un Lab di ricerca e un nuovo percorso di studi internazionale
Overtourism, gentrificazione, distribuzione iniqua dei benefici economici: Il turismo cresce, ma non sempre in modo sostenibile. La sfida oggi è ripensare i flussi e tutelare le comunità locali.
La LIUC – Università Cattaneo di Castellanza ha scelto di presidiare questo cambiamento con strumenti concreti: un Responsible Tourism Lab dedicato alla ricerca e un nuovo corso di laurea in Tourism and Hospitality Management in partenza a settembre. Ne abbiamo parlato con il professor Niccolò Comerio, direttore del Lab e docente del corso.
Da dove nasce l’interesse di LIUC per il turismo e come si è arrivati alla creazione del Lab e del nuovo indirizzo?
«Dalla ricerca accademica sull’impatto economico del turismo e da un focus -oggi imprescindibile – sulla sostenibilità, o meglio sulla responsabilità: concetto più evoluto, che non riguarda solo la promozione di un territorio ma il rispetto dell’ambiente e della comunità locale.
In seguito è stata lanciata l’idea del corso di laurea, anche perché Federalberghi del Verbano Cusio Ossola (e poi di Varese) ci segnalavano un’esigenza concreta: gli hotel medio-grandi del territorio, fuori dai grandi gruppi, al momento mancano di figure con competenze manageriali e di turismo.
Abbiamo risposto con un nuovo indirizzo della triennale, in inglese e dal respiro internazionale, con quattro esami dedicati al turismo, un semestre opzionale alla Sejong University di Seoul (nella top 30 mondiale per turismo) e una Summer School a Wakayama, in Giappone».
Quali competenze deve avere un manager del turismo oggi?

«La più critica è l’analisi dei dati: nel turismo ogni decisione deve essere data driven, bisogna quindi lavorare su raccolta, pulizia e interpretazione del dato, per confezionare un’offerta personalizzata e memorabile. La seconda è il marketing esperienziale e digitale: social e nuovi strumenti per la gestione di una “never ending experience” che inizia prima dell’arrivo e prosegue dopo.
La terza è la sostenibilità come competenza progettuale, non come etichetta: pensare fin dall’inizio a minimizzare l’impatto ambientale. Senza dimenticare le soft skills, imprescindibili in un settore fatto di persone: capacità di ascolto, problem solving, time management.
In LIUC integriamo tutto ciò con testimonianze aziendali e laboratori pratici: gli studenti sviluppano piani di sviluppo turistico reali».
Quali sono i parametri “non negoziabili” del turismo responsabile?
«Turismo responsabile è ciò che minimizza i danni ambientali e sociali massimizzando il beneficio per la comunità locale, preservandone l’heritage culturale. In concreto: attenzione al consumo eccessivo di risorse naturali, ai rifiuti e alle ricadute sulla vita dei residenti. Chi abita in zone turistiche sa cosa significa dover programmare ogni spostamento nel weekend in funzione dei flussi. Promuovere il turismo responsabile significa mettere sullo stesso piano crescita economica e impatti negativi, non analizzarli separatamente».
Di quali filoni si occupa il Lab?
«Principalmente tre. Prima di tutto turismo e rifiuti, in termini di quantità prodotta e tasso di riciclo. Secondo, disuguaglianze economiche: quando i turisti si concentrano solo in alcune aree, i benefici si distribuiscono in modo iniquo tra territori e tra persone. Il terzo ambito è il settore immobiliare: la presenza massiccia di affitti turistici spinge i prezzi, forza i residenti ad andarsene, snatura i quartieri. È la cosiddetta gentrificazione. È quello che sta succedendo a Barcellona, dove il sindaco ha in programma di vietare Airbnb in alcune zone. In Italia, a febbraio 2023 la Provincia di Bolzano ha introdotto un tetto di 230.000 posti letto negli esercizi ricettivi. Venezia ha il ticket d’ingresso (con il trade-off sull’equità: ovviamente 5 euro non scoraggiano chi ha redditi alti). Intanto il Giappone sperimenta la doppia tariffa: dal 1° marzo 2026 il castello di Himeji ha introdotto un ticket maggiorato per i non residenti. Non per scoraggiarli, quanto per far contribuire il turista ai costi di manutenzione del territorio».
Nuove tecnologie e AI: come le integrate nel lavoro del Lab?
«Stiamo sperimentando sistemi di monitoraggio dei flussi turistici attraverso i dati delle celle telefoniche, per analizzare in tempo reale anche i movimenti dei visitatori giornalieri (perché le statistiche tradizionali contano solo i pernottamenti). E abbiamo avviato un progetto di ricerca con colleghi giapponesi, “Rural Tourism e AI”, per capire se e come la tecnologia possa aiutare a distribuire i flussi verso destinazioni meno conosciute, aiutandole a emergere».
In quale direzione evolveranno Lab e corso di laurea?
«Per il Lab la priorità è l’internazionalizzazione: più partnership e collaborazioni con atenei stranieri. Ogni nuova conoscenza prodotta si riversa nel corso di laurea, aggiornando i contenuti degli insegnamenti. È la nostra sfida più concreta: non sappiamo quali competenze serviranno tra dieci anni. In alcuni hotel giapponesi già oggi il front desk non esiste più: un totem scannerizza il passaporto, genera la chiave, stampa i voucher per la colazione. Sarà ancora così tra un decennio, per tutti? Dipende dal tipo di turismo. Ma è proprio questa incertezza a rendere la ricerca necessaria, e il nostro lavoro avvincente».




