Brugola rappresenta da cento anni un’eccellenza della manifattura italiana nel settore automotive. In questa intervista esclusiva, il presidente Jody Brugola ci racconta come l’azienda stia affrontando la trasformazione del comparto tra transizione tecnologica, investimenti industriali e nuove sfide di mercato
Fondata nel 1926 a Lissone da Egidio Brugola, Brugola OEB è oggi una delle eccellenze italiane della componentistica per l’automotive. Specializzata nella produzione di viti ed elementi di fissaggio ad alta precisione, l’azienda è conosciuta in tutto il mondo per la vite a testa cava esagonale con gambo a torciglione.
Con diversi stabilimenti produttivi in Italia, poli logistici dedicati e centinaia di dipendenti altamente specializzati, Brugola OEB è oggi un partner strategico dei principali gruppi automobilistici internazionali. Si stima che una vite su quattro utilizzata nei motori nel mondo provenga da Brugola, un dato che restituisce con immediatezza il peso industriale dell’azienda nelle catene globali del settore.
Giunta alla terza generazione della famiglia Brugola, l’azienda ha attraversato un secolo di trasformazioni industriali restando saldamente legata al territorio e investendo in innovazione, qualità e ricerca. Dai concetti di “Difetto Zero” e “Qualità Totale” introdotti negli anni Ottanta, fino allo sviluppo di componenti per i motori elettrici, Brugola OEB continua a evolversi mantenendo una governance familiare e una visione di lungo periodo.
Da imprenditore che opera nel settore automotive, cosa ne pensa della sfida che questo comparto sta affrontando in Italia e in Europa?

«Il settore automotive sta vivendo una fase di grande incertezza. Oggi non esiste ancora una visione chiara né sulle direttive europee della Commissione Europea né sulle tecnologie che verranno realmente adottate dai produttori di auto nei prossimi anni. I segnali che arrivano sono spesso contraddittori e questo si riflette sul mercato dei consumatori che non sanno da che parte orientarsi. Rispetto al passato ci sono molti più competitor e nuovi player emergenti – particolarmente aggressivi – che mettono in difficoltà le case automobilistiche tradizionali, rendendo più faticoso per loro pianificare nel medio-lungo periodo. È un contesto che fluttua rapidamente e che impone alle imprese di essere molto più flessibili, meno dipendenti da una singola tecnologia e capaci di adattarsi a scenari in continuo cambiamento».
La transizione verso l’auto elettrica sta ridisegnando prodotti, volumi e filiere. In Brugola come vi state muovendo concretamente?
«Lo slogan della mia presidenza è “avere più prodotti, avere più clienti per avere più opportunità con l’obiettivo di guadagnarci una crescita”. Per questo motivo in Brugola stiamo sviluppando prodotti che possano avere una buona evoluzione e funzionare su tutte le piattaforme: motori a combustione, ibridi ed elettrici. È il caso delle viti di piccole dimensioni, ad esempio, che sono sempre più utilizzate nei veicoli elettrici e ibridi e, per questo, ne abbiamo rafforzato ulteriormente la produzione. È un prodotto su cui siamo molto veloci ed abbiamo una buona marginalità. Allo stesso tempo ci siamo aperti a nuovi segmenti – come quello del trasporto su gomma – dove prevediamo una netta e minore elettrificazione ma buone opportunità di crescita. L’obiettivo è non legarsi a un’unica direzione tecnologica, ma costruire una gamma di prodotti capaci di accompagnare l’evoluzione del mercato.
In generale stiamo studiando con attenzione l’auto elettrica e quella ibrida per capire dove e come i nostri prodotti possano inserirsi in modo coerente. È un lavoro di analisi, sperimentazione e pazienza, che richiede tempo ma che riteniamo indispensabile per costruire scelte solide nel lungo periodo».
In una fase di forte trasformazione del settore, ci sono tecnologie specifiche su cui Brugola sta concentrando gli investimenti?
«Il miglioramento continuo è qualcosa che è insito nel DNA di questa azienda fin da quando è stato introdotto, come principio guida, da mio padre negli anni 80. In questi 10 anni abbiamo costantemente investito in impianti, macchinari e persone con lo scopo di continuare a migliorare processi e flussi. Abbiamo per esempio potenziato le nostre macchine del reparto selezione con sistemi di controllo basati sull’intelligenza artificiale. L’AI riesce ad individuare eventuali difetti dei nostri prodotti, anche minimi, a velocità doppia rispetto al passato. Lavoriamo inoltre su nuovi materiali, come diverse tipologie di acciaio inox e su componentistica speciale che prima non producevamo. I nuovi macchinari elettronici a bordo macchina sono molto avanzati e danno l’opportunità all’operaio di acquisire un profilo sempre più specializzato ed avere un supporto costante per migliorare l’efficienza produttiva».
Con il ritorno della famiglia Brugola al 100% della proprietà, è cambiato il perimetro delle responsabilità decisionali. In che modo ha influenzato la sua leadership?
«Il ritorno al 100% della proprietà è sempre stato a cuore sia a me che a mio padre e sapevo che prima o poi avrei dovuto finalizzarlo. È stata un’operazione complessa e impegnativa dal punto di vista finanziario, ma necessaria per recuperare piena libertà decisionale. Avere soci che operano nello stesso settore, anche se collaborativi, nel lungo periodo può diventare un limite. Oggi posso prendere decisioni strategiche con maggiore coerenza e visione. A livello personale questo ha rafforzato il senso di responsabilità: il peso delle scelte è maggiore, ma lo è anche la possibilità di costruire un futuro più solido e indipendente».
Quest’anno avete compiuto 100 anni di attività. Come si sente ripensando a ciò che è stato costruito?
«Raggiungere i cent’anni è per me un grande motivo di orgoglio, ma anche un momento di riflessione. Brugola ha attraversato fasi storiche complesse: il ventennio fascista, il dopoguerra, il boom economico, gli anni di piombo, l’ingresso dell’euro, la globalizzazione, la crisi del 2008, il diesel gate e la pandemia Covid. In ogni passaggio, l’azienda è rimasta saldamente legata all’Italia, accompagnando la storia del Paese.
Arriviamo a questo traguardo dopo dieci anni di investimenti importanti e di trasformazioni necessarie. Un percorso impegnativo, affrontato in tempi molto rapidi, reso possibile dalla crescita e dal contributo quotidiano delle persone che lavorano nei nostri stabilimenti.
Il momento attuale è il risultato di un ciclo di investimenti e trasformazioni ormai completato. Ora si apre una fase di consolidamento. Il 2026 sarà l’anno in cui lavoreremo per rendere pienamente stabili i cambiamenti realizzati. Oggi Brugola è un’azienda più autonoma, con una gamma di prodotti ampliata e un portafoglio clienti ulteriormente diversificato. La qualità del nostro prodotto, riconosciuta dai principali player dell’automotive, e la continuità delle relazioni con i nostri clienti ci garantiscono fatturato e una traiettoria di crescita sostenibile. Guardando al percorso compiuto, e alle basi costruite per il futuro, sono convinto che ne sia valsa la pena»




