Lombardia guida la sport economy italiana

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Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026: la Lombardia guida la sport economy italiana con oltre 5mila imprese

Non solo impianti e gare: nel giorno in cui il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è a Milano con il Comitato internazionale olimpico per la cerimonia che apre la settimana olimpica, in Lombardia si muove già una filiera produttiva fatta di migliaia di piccole imprese che vedono nelle Olimpiadi una possibilità reale di crescita.

Secondo la più recente analisi dell’Osservatorio MPI di Confartigianato Lombardia, sono 5.816 gli imprenditori lombardi della sport economy, il numero più alto in Italia, a conferma di un primato che vede Milano in testa insieme a poli come Brescia e Bergamo. Un tessuto produttivo che spazia dall’abbigliamento tecnico alle attrezzature, fino ai servizi collegati allo sport e agli eventi internazionali.

I Giochi invernali si stanno rivelando un’occasione concreta soprattutto per le imprese capaci di agganciare la domanda turistica: in questo segmento quasi una su quattro vede nell’evento un’opportunità imperdibile. Un segnale che conferma come le Olimpiadi stiano attivando non solo grandi investimenti infrastrutturali, ma anche una rete diffusa di attività economiche legate all’accoglienza, ai servizi e alla produzione specializzata. Milano, in particolare, si conferma al centro di questa dinamica. Oltre a essere cuore organizzativo dei Giochi, il capoluogo rappresenta il principale polo nazionale della sport economy e la porta d’ingresso per i flussi internazionali. Nei territori coinvolti dall’evento, oltre la metà delle presenze turistiche è costituita da visitatori stranieri (Milano 71,6%), un dato che rafforza la visibilità globale del sistema produttivo lombardo e amplia le opportunità di mercato per le micro e piccole imprese.

«Le Olimpiadi possono essere un volano straordinario, ma solo se diventano un processo che rafforza le filiere e mette al centro le imprese che restano sul territorio. Non solo opere, ma lavoro. Non solo evento, ma sviluppo» sottolinea Eugenio Massetti, presidente di Confartigianato Lombardia. Perché la legacy non resti uno slogan, servono scelte precise e politiche mirate. Dal mondo delle micro e piccole imprese emerge una richiesta chiara: «aiutare le PMI a entrare davvero nelle filiere dei grandi eventi». Questo significa rendere più accessibile la partecipazione alle commesse, semplificare i meccanismi di gara, favorire l’aggregazione tra imprese e rafforzare il collegamento tra chi organizza l’evento e il tessuto produttivo locale. Un secondo fronte decisivo riguarda turismo e servizi. Se quasi un’impresa su quattro tra quelle agganciate alla domanda turistica vede nelle Olimpiadi un’opportunità, è necessario consolidare questo effetto nel tempo: promozione coordinata dei territori, all’internazionalizzazione, valorizzazione e sostegno all’enogastronomia, alla manifattura di qualità.

«Le imprese chiedono che infrastrutture e servizi realizzati per l’evento siano pensati fin da subito in chiave post-Olimpiadi: mobilità efficiente, impianti riutilizzabili, promozione duratura dei territori sui mercati esteri. È qui che si gioca la vera partita della legacy: trasformare la visibilità internazionale e l’arrivo di turisti stranieri in relazioni economiche stabili, nuovi mercati e crescita di lungo periodo» spiega il segretario generale di Confartigianato Lombardia, Carlo Piccinato. Accanto alle opere materiali, però, c’è un’eredità altrettanto decisiva: quella delle competenze. Le Olimpiadi possono spingere le imprese a rafforzare la formazione tecnica e a specializzarsi nei lavori legati allo sport, agli eventi e all’accoglienza internazionale. Investire ora nelle competenze significa fare in modo che l’esperienza costruita con Milano Cortina 2026 resti patrimonio stabile delle imprese lombarde anche dopo i Giochi.

 

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La Redazione

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