La Commissione europea ha proposto di adottare un sistema di etichettatura nutrizionale obbligatorio
La Commissione europea ha definito fondamentale invertire la tendenza all’aumento dei tassi di sovrappeso e obesità nella UE, sottolineando la necessità di passare a una dieta basata maggiormente su frutta e verdura e meno su carni rosse e trasformate.
A oggi sono in esame diversi modelli di etichettatura nutrizionale obbligatoria, quali strumenti di comunicazione per informare i consumatori (e quindi in grado di influenzarne le scelte) sulla salubrità dei prodotti alimentari.
Tra questi, il sistema Nutri-Score, sviluppato in Francia e già volontariamente adottato anche in altri Stati membri (Francia, Germania, Belgio, Paesi Bassi e Spagna tra i primi), si basa sull’identificazione dei valori nutrizionali di un prodotto alimentare attraverso l’utilizzo di due scale correlate e di facile lettura: una cromatica, divisa in cinque gradazioni dal verde al rosso, e una alfabetica comprendente le cinque lettere dalla A alla E.
Nutri-Score permette di operare confronti tra prodotti simili/sostituibili, attribuendo un punteggio nutrizionale che bilancia (per 100 g di prodotto), gli elementi considerati dannosi (zuccheri, grassi saturi, sale e calorie) con quelli benefici (proteine, fibre, frutta, verdura, legumi e frutta secca).
Ne parliamo con Pietro Cavarzeran, PhD – Key Expert politiche agricole europee Europartners Srl.
Sulla carta Nutri-Score sembrerebbe un’ottima soluzione per informare al meglio i cittadini sulle conseguenze delle loro scelte in ambito alimentare. La sua adozione è sostenuta in Europa da molti movimenti di consumatori e alcune grandi aziende produttrici si sono dichiarate
favorevoli alla sua introduzione. Perché l’Italia e altri Paesi, invece, lo osteggiano?
«L’Italia e altri Paesi UE innanzitutto mettono in risalto il rischio correlato al potenziale comunicativo di Nutri-Score, in quanto potrebbe qualificarsi come una valutazione a priori del singolo prodotto alimentare, a prescindere dalle modalità di consumo e da una sua contestualizzazione in una dieta equilibrata.
In secondo luogo, lo scontro politico generato da Nutri-Score si basa sui possibili danni di immagine soprattutto per le produzioni a Marchio di Qualità (DOP, IGP, STG), poiché molte, dato il loro contenuto nutrizionale, otterrebbero un punteggio Nutri-Score negativo. Il che comporterebbe conseguenze potenzialmente negative per il notevole indotto economico che le produzioni a Marchio di Qualità sono in grado di generare. Basti solo pensare al turismo enogastronomico, ad esempio».
L’introduzione di Nutri-Score avverrebbe in un quadro di spesa e investimento nel settore agro-alimentare UE in cui si registrano altri importanti fenomeni. Quali sono i più impattanti sul comparto?
«Certamente una contrazione della spesa della Politica agricola comune (PAC), in conseguenza di numerosi fattori e dinamiche complesse, ma oggettivamente a svantaggio dei produttori locali, in particolar modo i medio-piccoli che più di tutti subirebbero anche lo svantaggio della potenziale minaccia del Nutri-Score sui prodotti a Marchio di Qualità. Al che si sommerebbe una tendenza generale della PAC a sostenere maggiormente le produzioni di ortofrutta a svantaggio di quelle maggiormente a rischio Nutri-Score: l’allevamento e i prodotti di origine animale. E quali rischi correrebbe l’Italia più di altri Paesi membri?
Consideriamo che è nell’Europa mediterranea che si concentra la maggior parte dei prodotti a marchio di qualità. In Italia sono le regioni del Sud ad essere particolarmente attive nel comparto e circa il 50% di tali produzioni riceverebbe una valutazione Nutri-Score negativa, con conseguente impatto sul numero di impieghi, oltre che sull’intera economia di settore».
Per approfondimenti:
Leggi il report Deep di Europartners su Nutri-Score
https://www.europartnersnetwork.eu/wp-content/uploads/2021/07/Nutri-Score-il-futuro-divisivo-delletichettatura-alimentare-in-UE.pdf




