Export lombardo, segnali contrastanti dai territori manifatturieri

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 Export, la manifattura lombarda fa i conti con i mercati globali. Nel primo trimestre 2026 Brescia tiene grazie alla spinta dell’Europa, mentre Bergamo registra una flessione nei settori storici. Restano positive le bilance commerciali dei due territori

Nei primi tre mesi dell’anno il Made in Brescia cresce dello 0,7%, sostenuto dalla ripresa dell’Europa e in particolare della Germania. Bergamo registra invece una flessione del 6,4%, con cali nei settori storicamente trainanti, ma segnali positivi da mezzi di trasporto e apparecchi elettrici.

L’export lombardo apre il 2026 con andamenti differenziati tra i principali territori manifatturieri. Nel primo trimestre dell’anno Brescia registra una crescita moderata delle vendite all’estero, mentre Bergamo evidenzia una contrazione più marcata, in un quadro internazionale ancora condizionato da incertezze geopolitiche, politiche protezionistiche, oscillazioni valutarie e rallentamenti su alcuni mercati strategici.

A Brescia, secondo i dati Istat elaborati dal Centro Studi di Confindustria Brescia, l’export provinciale ha raggiunto i 5.123 milioni di euro, con un incremento dello 0,7% rispetto allo stesso periodo del 2025. Si tratta della sesta rilevazione trimestrale consecutiva con segno positivo per il Made in Brescia. Il dato risulta superiore alla media lombarda, rimasta invariata, ma inferiore alla crescita nazionale, pari all’1,3%.

Diversa la dinamica per Bergamo, dove nel primo trimestre 2026 le esportazioni hanno totalizzato 4.930 milioni di euro, segnando una flessione del 6,4% su base annua. Anche in questo caso il confronto avviene con una Lombardia stabile e con un dato nazionale in crescita. Le importazioni bergamasche si sono attestate a 3.228 milioni, in calo dell’11,8%, mentre il saldo commerciale si conferma positivo per 1.702 milioni, in aumento rispetto ai 1.607 milioni registrati nello stesso trimestre del 2025.

A Brescia le importazioni mostrano una contrazione analoga, pari all’11,7% rispetto al primo trimestre 2025. Questo andamento ha contribuito a rafforzare il saldo commerciale complessivo, cresciuto di 405 milioni in un anno, da 1.917 a 2.323 milioni di euro, secondo valore più alto di sempre. Dal punto di vista del saldo commerciale manifatturiero, Brescia si conferma quarta provincia italiana con 2.631 milioni, preceduta da Vicenza, Modena e Arezzo.

Il quadro bresciano è sostenuto soprattutto dall’Unione Europea, che registra un incremento del 5,0%. Centrale il ruolo della Germania, primo mercato di destinazione per la provincia, che intercetta il 18,7% dell’export complessivo e cresce del 5,2%. Positivi anche i contributi di Spagna, in aumento del 6,6%, e Regno Unito, in crescita del 18,9%.

«Il Made in Brescia conferma per la sesta rilevazione consecutiva il segno più, in un contesto che rimane caratterizzato da numerose incognite», commenta Maria Chiara Franceschetti, vice presidente di Confindustria Brescia con delega all’Internazionalizzazione. «Prendiamo il dato come incoraggiante, nonostante quanto sta avvenendo nel mondo. In particolare, sottolineiamo con piacere l’importante ripresa della Germania, che da sola vale quasi un quinto delle esportazioni bresciane, e più in generale dell’Unione Europea. Questo recupero va interpretato come un dato rassicurante, alla luce della stretta relazione che storicamente lega i due territori. Tuttavia, è troppo presto per essere considerato un trend consolidato».

Fuori dall’Europa, invece, Brescia registra segnali negativi diffusi. Pesano il rafforzamento dell’euro, il cui cambio effettivo nominale è cresciuto del 5,8%, e la minore vivacità di alcuni mercati che nei trimestri precedenti avevano dato risultati positivi. Le esportazioni calano in Brasile del 16,5%, in Cina dell’8,4% e in India del 33,9%. Anche gli Stati Uniti segnano una flessione dell’8,4%, legata sia all’apprezzamento dell’euro sul dollaro, pari all’11,2%, sia agli effetti delle politiche protezionistiche avviate nella scorsa estate.

«Le vendite extra UE registrano un andamento meno positivo», aggiunge Franceschetti. «Tale aspetto è legato a un calo fisiologico, dopo diversi trimestri in rialzo – penso a Cina e India – e anche al generale apprezzamento dell’euro rispetto alle altre valute, tema che ha inciso nel complesso su tutte le dinamiche evidenziate».

Anche a Bergamo il rallentamento appare più accentuato sui mercati extra UE, che arretrano dell’11,9%, mentre l’area UE registra una contrazione più contenuta, pari al 2,4%. Pesano in particolare i contributi negativi di America settentrionale, Medio Oriente e Paesi europei non UE, solo in parte bilanciati dai segnali positivi provenienti dai mercati africani.

Tra i primi dieci partner commerciali della provincia orobica, le maggiori contrazioni riguardano Stati Uniti, in calo del 16,9%, Svizzera, con un -6,7%, Francia, con un -5,9%, e Germania, con un -5,7%. In controtendenza Austria, che cresce del 12,1%, e Regno Unito, in aumento del 3,3%.

A incidere sull’andamento bergamasco è soprattutto la frenata di alcuni comparti centrali per la struttura produttiva provinciale. I macchinari, primo settore dell’export locale con 1.053 milioni, calano del 15,4%. Seguono prodotti chimici, a 763 milioni e in flessione del 7,5%, metalli di base, a 666 milioni e in calo del 6,3%, gomma e materie plastiche, a 450 milioni e in diminuzione del 3,4%. In territorio positivo si collocano invece i mezzi di trasporto, che raggiungono 543 milioni con una crescita del 7,0%, e gli apparecchi elettrici, pari a 391 milioni e in aumento del 4,6%.

Particolarmente rilevante è la dinamica dei macchinari sui mercati extra UE, dove il comparto perde un quarto del valore. Le flessioni più significative riguardano Stati Uniti, -20,5%, Cina, -32,9%, Turchia, -32,4%, India, -54,6%, ed Emirati Arabi Uniti, -17,1%.

«I dati relativi al primo trimestre dell’anno evidenziano una fase di contrazione per il nostro export, che risente inevitabilmente della complessità dello scenario geopolitico ed economico internazionale», commenta Giovanni Zambonelli, presidente della Camera di commercio di Bergamo. «La frenata ha colpito in modo particolare alcuni dei nostri settori storicamente trainanti, come i macchinari, la chimica e la metallurgia, e si riflette nella contrazione dei flussi verso partner commerciali strategici come gli Stati Uniti e i principali mercati europei. Per altro verso corrono in controtendenza i mezzi di trasporto e gli apparecchi elettrici e la strategia della diversificazione geografica interviene come risorsa utile per arginare i rischi paese. Il momento richiede prudenza e un monitoraggio attento, ma la qualità e la flessibilità delle nostre imprese rimangono i pilastri fondamentali per agganciare la ripresa non appena le condizioni globali si stabilizzeranno».

Sul fronte bresciano, a livello settoriale spiccano invece gli incrementi di prodotti alimentari e bevande, +3,2%, articoli in gomma e materie plastiche, +3,7%, e prodotti della metallurgia, +6,0%. Su quest’ultimo dato incidono anche i rialzi delle quotazioni delle materie prime utilizzate nei processi produttivi dalle imprese locali, con aumenti significativi per rame, +37,2%, alluminio, +21,4%, e rottame ferroso, +9,2%. Incrementi che possono riflettersi sui prezzi di vendita e contribuire a gonfiare il valore complessivo dell’export.

Nel complesso, il primo trimestre restituisce quindi l’immagine di due territori manifatturieri esposti alle stesse tensioni globali, ma con traiettorie diverse. Brescia consolida una crescita contenuta, sostenuta dal recupero europeo e dal ruolo della Germania, pur con segnali di debolezza nei mercati extra UE. Bergamo affronta invece una fase di arretramento più evidente, concentrata nei settori storici e nei mercati strategici, ma conserva un saldo commerciale positivo e alcune aree di resilienza settoriale.

La lettura comune resta quella della prudenza. L’export manifatturiero lombardo continua a misurarsi con un contesto internazionale selettivo, nel quale la capacità di diversificare mercati, presidiare le filiere e adattarsi rapidamente alle condizioni globali diventa sempre più decisiva per agganciare la ripresa.

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