Commed IA: da internet all’AI, vent’anni di digital transformation

Share

Secondo la ricerca 2025-2026 dell’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano, il 76% delle PMI italiane non ha investito né prevede investimenti nell’intelligenza artificiale, e solo il 7% ha avviato programmi strutturati di formazione sull’AI per i propri collaboratori.

Uno scenario che evidenzia come la trasformazione digitale, nel tessuto produttivo italiano, sia ancora un processo la cui importanza è scarsamente compresa. Ci sono invece realtà, come Commed IA, che questo processo lo attraversano da oltre venticinque anni, con una visione che ha anticipato ogni svolta epocale. Agenzia pugliese, fondata a Lecce nel 2000, ha costruito la propria identità sul binomio tecnologia-comunicazione, sviluppando soluzioni integrate per imprese private e pubblica amministrazione su scala nazionale.

Una realtà che oggi fa anche parte di Italian Consulting Group, il consorzio che riunisce le eccellenze del marketing Made in Italy.

Con il CEO e Founder di Commed IA, Fabrizio Benvenuto, Lombardia Economy ha ripercorso le tappe principali dell’attività, il suo metodo multidisciplinare e la visione con cui Commed IA affronta oggi la sfida dell’intelligenza artificiale.

 

COMMED IA opera dal 2000 in un settore che nel frattempo si è trasformato radicalmente più volte: dalla prima ondata del web all’e-business, fino all’intelligenza artificiale e alla trasformazione digitale sistemica. Quali sono state le tappe fondamentali di questi 25 anni?

“Commed IA è nata in una fase in cui internet era ancora percepito come una bolla speculativa, qualcosa di quasi irrilevante per il mondo business ed enterprise. Eppure chi aveva vissuto gli anni immediatamente precedenti – io ad esempio avevo fondato uno dei primi provider italiani già nel 1994-95 – ne intuiva le potenzialità sistemiche. Per anni, fino al 1997-98, quell’interesse è rimasto di nicchia: la maggior parte degli operatori economici non riusciva a vedere quello che per noi era già evidente. È in quello scenario che ha preso forma Commed IA (acronimo di Comunicazione Multimediale): sin dall’inizio abbiamo realizzato i primi siti di internet banking in Italia e quei servizi digitali primordiali per l’epoca, ma che poi ci hanno dato tanta soddisfazione negli anni successivi.

Tra il 2021 e il 2022, è arrivata l’Intelligenza Artificiale: l’abbiamo affrontata subito come una grande opportunità, integrandola nella nostra azienda e anche nel suo nome: Commed IA. Per noi è stato più semplice, avevamo già fatto una palestra simile con l’avvento di Internet. Le obiezioni, i dubbi, la grande diatriba – tecnologia sì, tecnologia no – sono stati gli stessi, con una differenza sostanziale nei tempi: internet ha impiegato oltre vent’anni per diventare un valore assoluto nel tessuto produttivo italiano; l’intelligenza artificiale, in due anni, è già un must. Un’accelerazione che non ha precedenti. Oggi, con l’Intelligenza Artificiale, continuiamo a unire comunicazione e informatica, garantendo soluzioni ancora più complete di comunicazione e customer satisfaction”.

Lavorate con soggetti pubblici e privati su tutto il territorio nazionale, pur avendo radici e sede operative nel Salento. Come si costruisce una reputazione nazionale e in che misura la vostra provenienza è diventata un elemento identitario?

“Le radici salentine non sono mai state qualcosa da superare: sono parte integrante della nostra identità e, in molti casi, un vantaggio concreto. Siamo nati in Salento, un territorio che è stato teatro di esperienze digitali straordinarie per una città delle dimensioni di Lecce, basti pensare a Banca 121, prima banca italiana a lanciare l’internet banking con una visibilità nazionale. Quell’ambiente ci ha formati. Siamo cresciuti anche grazie al contributo dell’Università del Salento, che attraverso la facoltà di Ingegneria Informatica ha creato un’intera generazione di talenti. E poi con la visione della regione Puglia, che ha investito con continuità nella crescita digitale del territorio, attraendo imprese da Milano, Roma e dall’estero. Grazie a questo ecosistema, Commed IA ha affinato quelle specializzazioni e quelle competenze che oggi le permettono di operare su scala nazionale.

Oggi il nostro modus operandi prevede lo studio accurato e la realizzazione di soluzioni tailor made: per noi non significa necessariamente realizzare software personalizzati in senso stretto, ma studiare l’adozione più efficace per ogni singola organizzazione, che si tratti di framework consolidati come le soluzioni Google, Anthropic o Microsoft (sono il presidente dell’associazione internazionale di partner Microsoft), o di sviluppo proprietario. In tutti i casi si tratta di soluzioni all’avanguardia, finalizzate ad avvicinare le organizzazioni ai propri stakeholder e ai propri target di riferimento”.

La digital transformation, come la descrivete voi stessi, non è adozione di tecnologia ma ridefinizione del modello di business. Nella vostra esperienza con le PMI, qual è l’ostacolo più sottovalutato in questo processo, quello che rallenta davvero la trasformazione, al di là degli strumenti?

“L’ostacolo principale che ci troviamo spesso ad affrontare non è di natura tecnica, è culturale. E questa è esattamente la ragione per cui Commed IA non è mai stata soltanto un’azienda di informatici e ingegneri: fin dalla fondazione abbiamo integrato competenze umanistiche, giornalistiche e di racconto. Quello che oggi si chiama storytelling, noi lo praticavamo già nei primi anni Duemila, convinti che un sito web non potesse essere solo un oggetto tecnologico.

Le resistenze che incontriamo nelle organizzazioni, siano esse aziende private o pubbliche amministrazioni, raramente riguardano la difficoltà di apprendere uno strumento. Riguardano il cambiamento di paradigma che quel dato strumento porta con sé. La stessa dinamica che abbiamo visto con internet si sta ripresentando oggi con l’intelligenza artificiale: non è la tecnologia il problema, è la disposizione a ripensare processi, ruoli, abitudini consolidate.

Per questo le nostre soluzioni non si esauriscono nell’implementazione tecnologica: includono formazione, accompagnamento all’adozione e misurazione dei risultati. La tecnologia è un di cui, non il fulcro. Se l’adozione non è guidata, anche la soluzione più avanzata produce molto poco”.

Il vostro catalogo spazia dalla comunicazione istituzionale al web marketing, dallo sviluppo software alle applicazioni mobile. Come riuscite a mantenere un’offerta di alto profilo dinanzi a una diversificazione così ampia e qual è il filo metodologico che tiene insieme approcci e competenze così diverse?

 

“Il filo metodologico che tiene insieme tutto il nostro business è la multidisciplinarietà strutturata. Commed IA è organizzata in due divisioni – comunicazione e informatica – che lavorano in parallelo sin dal primo step, quello dell’analisi dei bisogni del cliente. Un project manager traduce quel bisogno in un progetto con step multidisciplinari chiari e indicatori di performance definiti. La misurabilità dei risultati non è un’aggiunta finale: è parte integrante della progettazione. È una lezione che abbiamo appreso negli anni dell’internet analytics e che oggi applichiamo sistematicamente anche ai progetti di trasformazione digitale e intelligenza artificiale”.

L’ingresso in Italian Consulting Group mette COMMED IA all’interno di una rete orientata al Marketing Made in Italy. Per un’agenzia che ha costruito la propria storia sul binomio tecnologia-comunicazione, cosa cambia concretamente nell’operatività quotidiana e nei progetti che potete proporre ai clienti?

“L’appartenenza a Italian Consulting Group introduce prima di tutto un confronto tra pari: imprenditori che ragionano sulle stesse leve di crescita, anche se provengono da settori diversi. Ed è proprio questa eterogeneità il valore aggiunto: stando sempre nello stesso comparto si perdono sfumature che uno sguardo esterno coglie con naturalezza.

Il consorzio non è una rete esclusivamente di business: gli eventi, il Premio Visionari d’Impresa, le iniziative comuni costruiscono un networking di ampio respiro che consente alle persone – e di conseguenza alle imprese – di arricchirsi dal punto di vista umano, culturale e professionale”.

condividi su:

Immagine di Beatrice Elerdini
Beatrice Elerdini

Leggi anche

Vuoi ricevere le nostre ultime news? Iscriviti alla newsletter per rimanere sempre aggiornato

ARTICOLI PIÙ LETTI
ULTIMI ARTICOLI