Casa Milan nasce per dare ai tifosi un luogo da vivere anche lontano dallo stadio. Simone Toto, responsabile del Museo Mondo Milan, racconta come il patrimonio sportivo del club diventa esperienza, emozione e attrattiva anche per chi visita Milano da turista
Nel mondo dello sport, il confine tra intrattenimento, cultura e turismo è sempre più sottile. I club non sono più soltanto squadre, ma veri e propri brand capaci di attrarre visitatori da tutto il mondo. In questo scenario si inserisce Casa Milan, sede ufficiale del club e spazio pensato per creare un punto di contatto diretto tra squadra e tifosi.
All’interno si trovano il Museo Mondo Milan, il negozio ufficiale, la biglietteria e un’area ristorazione: un ecosistema che consente di vivere il Milan anche al di fuori dello stadio. Una scelta che nasce da una necessità precisa: il club, non avendo uno stadio di proprietà, ha voluto costruire un luogo capace di ospitare quotidianamente tifosi e visitatori, offrendo un’esperienza accessibile e continuativa. Ne abbiamo parlato con Simone Toto, responsabile del Museo Mondo Milan.
Casa Milan nasce con un obiettivo preciso. Com’è cambiato nel tempo il progetto iniziale?
«L’idea originale è stata di Barbara Berlusconi, quando è stato progettato Casa Milan. L’obiettivo era avvicinare i tifosi al club, creando uno spazio che potesse essere vissuto tutti i giorni. A differenza di molte squadre europee, il Milan non ha uno stadio di proprietà, quindi mancava un luogo dove i tifosi potessero entrare in contatto con il club al di fuori delle partite.
Casa Milan nasce proprio per questo: un punto di riferimento che includesse museo, store e biglietteria. Fin dall’inizio il progetto è stato sviluppato come un insieme unico. Nel tempo il concept non è cambiato, ma si è evoluto nei contenuti. Il museo, in particolare, viene aggiornato continuamente: ogni anno inseriamo nuovi oggetti, come maglie, palloni e cimeli legati alla storia del Milan, e rinnoviamo alcune aree per mantenere l’esperienza sempre attuale».
Che tipo di esperienza può vivere oggi un visitatore all’interno di Casa Milan?
«Casa Milan è pensata come un’esperienza completa. Il museo Mondo Milan racconta la storia del club attraverso trofei, immagini e contenuti interattivi. Accanto a questo c’è il Milan Store, la biglietteria e un’area ristorazione. Dal punto di vista economico, le aree che generano più introiti sono lo store e la biglietteria, mentre il museo ha un ruolo più legato all’esperienza e alla relazione con il tifoso. Chi viene qui non cerca solo informazioni, ma un contatto diretto con il mondo Milan».
Il Milan ha una storia e un’identità molto forti. Come si traduce questo patrimonio in un’esperienza concreta per chi visita il museo?
«Il museo è un percorso di emozioni. Il Milan ha una storia molto gloriosa, fatta di vittorie e momenti importanti. Molti tifosi hanno vissuto queste emozioni, in televisione o allo stadio. Quando entrano nel museo, rivivono quei momenti.
È una cosa molto forte. Abbiamo spesso visitatori che si commuovono, soprattutto quando visitano il museo per la prima volta. E non parliamo solo di tifosi del Milan. Vengono anche tifosi di altre squadre, italiane e internazionali. Perché il calcio, alla fine, è una passione condivisa. Chi ama questo sport è curioso di conoscere la storia di grandi club, indipendentemente dalla squadra per cui tifa».
Che ruolo ha oggi Casa Milan nell’attrattività della città e nel turismo?
«Casa Milan ha un’attrattiva che è molto legata anche al momento della squadra. Quando il Milan va bene, cresce l’interesse, aumenta la visibilità internazionale e di conseguenza aumentano anche le visite. In generale, però, è un punto di riferimento per chi visita Milano e ama il calcio. Molti turisti, italiani e stranieri, inseriscono il museo tra le tappe del loro viaggio. Collaboriamo anche con agenzie e operatori che organizzano visite guidate per gruppi, creando un flusso costante di visitatori».
Guardando al futuro, cosa farà davvero la differenza per un museo sportivo?
«La differenza la fa un insieme di elementi. La tecnologia è importante: siamo stati tra i primi musei di calcio a introdurre contenuti interattivi, con schermi touchscreen e percorsi digitali. Ma non basta. Servono anche contenuti nuovi, oggetti, storie da raccontare. L’obiettivo è sempre lo stesso: creare emozioni. E poi c’è un altro aspetto fondamentale: i risultati sportivi. Se il Milan torna a vincere e puoi esporre nuovi trofei nel museo, quello cambia tutto.
Per un tifoso è qualcosa di molto forte. Parallelamente, il futuro passa anche da progetti più ampi, come quello dello stadio di proprietà. L’idea è quella di trasferire il museo e le attività di Casa Milan all’interno dello stadio, creando uno spazio ancora più integrato».




