In Lombardia le micro e piccole imprese guidano la domanda di under 30, ma oltre il 60% dei profili resta difficile da reperire. Tra invecchiamento demografico e transizione digitale, il ricambio generazionale diventa una leva strategica
C’è un dato che racconta meglio di molti altri il momento che sta vivendo il mercato del lavoro lombardo: le micro e piccole imprese, insieme al mondo dell’artigianato, stanno cercando giovani più di quanto facciano industria e grandi aziende. Non è solo una questione di numeri, ma di direzione strategica. In un contesto segnato da trasformazioni profonde – demografiche, tecnologiche e produttive – il capitale umano under 30 si sta trasformando in un fattore decisivo per la tenuta e lo sviluppo del sistema economico.
Secondo il report di Confartigianato Lombardia, gli ingressi programmati di giovani nelle MPI raggiungono il 32,6% del totale, superando la media complessiva del mercato del lavoro, ferma al 29,5% . Un dato che non lascia spazio a interpretazioni: la domanda c’è, ed è in crescita. Ma il vero nodo è un altro, ed è strutturale. Oltre il 60% delle figure richieste risulta di difficile reperimento, con picchi che nel comparto artigiano arrivano al 62,7% .
Il paradosso è evidente: le imprese cercano giovani, ma non riescono a trovarli. E quando li trovano, investono tempo e risorse significative per formarli. In media, servono circa 15 mesi per rendere pienamente operative le nuove risorse . Questo spiega perché il 68% delle imprese dichiari di trattenere il personale anche in presenza di un calo della produzione: oggi la carenza di manodopera è percepita come un vincolo più critico della domanda stessa.
Dietro questa dinamica si muove una trasformazione ancora più profonda: quella demografica. Nei prossimi vent’anni, la popolazione over 65 in Lombardia è destinata a crescere del 35,9%, mentre quella under 35 diminuirà del 7,6% . Il risultato è una progressiva rarefazione della forza lavoro giovane, che diventa sempre più preziosa – e contesa.
Questo fenomeno si riflette anche nella struttura interna delle imprese. Negli ultimi dieci anni, la componente degli artigiani over 55 è cresciuta del 29,8%, mentre quella under 30 si è dimezzata (-50,7%) . Un dato che rende evidente il rischio: senza un ricambio generazionale adeguato, non è solo la crescita a essere in discussione, ma la continuità stessa delle attività produttive.
Eppure, la spinta verso i giovani non è solo una risposta difensiva. È anche – e soprattutto – una scelta offensiva. Le imprese sono sempre più chiamate a integrare tradizione e innovazione, e in questo equilibrio le nuove generazioni giocano un ruolo chiave. La loro familiarità con le tecnologie digitali, e in particolare con strumenti avanzati come l’intelligenza artificiale, rappresenta un acceleratore competitivo. Non a caso, tra le imprese che impiegano under 30, la quota di quelle che utilizzano l’AI raggiunge il 24%, sette punti in più rispetto a quelle senza giovani in organico .
Anche i profili richiesti raccontano molto di questa trasformazione. La domanda si concentra soprattutto su figure tecnico-operative: elettricisti, meccanici, idraulici, operatori di macchine utensili, ma anche professioni legate alla manutenzione e alla produzione industriale . Coerentemente, quasi il 70% delle richieste è rivolto a giovani con formazione tecnica o professionale, segno di un sistema produttivo che ha bisogno di competenze concrete, immediatamente applicabili.
In questo scenario, il lavoro torna ad assumere un valore che va oltre la dimensione economica. Non è solo reddito, ma identità, competenza, costruzione di sé. Ed è proprio su questo terreno che si gioca la partita più importante: rendere il lavoro nelle micro e piccole imprese attrattivo per le nuove generazioni, valorizzandone il potenziale formativo e la possibilità di crescita.
Perché il messaggio che emerge con chiarezza è uno solo: il futuro dell’artigianato – e, più in generale, del sistema produttivo – passa dai giovani. Ma non basta cercarli. Bisogna essere in grado di formarli, trattenerli e, soprattutto, renderli protagonisti di un nuovo ciclo di sviluppo.




