Cresce ancora l’impegno dell’industria bresciana sul fronte dell’efficientamento energetico: nel 2026 l’84% delle imprese manifatturiere del territorio ha realizzato interventi in tale ambito, una quota in netto aumento rispetto al 54% rilevato nel 2022 e al 77% registrato nel 2024.
È questa una delle principali evidenze emerse dall’edizione 2026 dell’“Osservatorio Imprese Sostenibili”, condotto dal Centro Studi di Confindustria Brescia in collaborazione con il Research Department di Intesa Sanpaolo e con l’Osservatorio per il Territorio (OpTer) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. La ricerca, focalizzata in particolare sul pilastro ambientale della sostenibilità, ha coinvolto complessivamente 164 imprese manifatturiere bresciane, con 21mila addetti e un fatturato complessivo di 11,9 miliardi di euro, e rappresenta la terza tappa di un percorso strutturato avviato nel 2021 per monitorare la diffusione delle pratiche ESG all’interno del sistema produttivo locale.
I risultati sono stati illustrati oggi pomeriggio nella Sala Beretta di Confindustria Brescia durante l’evento “Osservatorio Imprese Sostenibili – Atlante delle buone pratiche ambientali nell’industria bresciana”. Dopo i saluti istituzionali di Matteo Meroni (vicepresidente Confindustria Brescia con delega a ESG e Legalità), la ricerca è stata presentata da Davide Fedreghini (Centro Studi Confindustria Brescia), Giovanni Foresti (Research Department Intesa Sanpaolo) e Daniela Bragoli (Università Cattolica del Sacro Cuore). È quindi seguita una tavola rotonda con Carolina De Miranda (Sustainability Manager ORI Martin), Andrea Bartolini (direttore commerciale Imprese Lombardia Sud Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo) e Giovanni Marseguerra (direttore OpTer Università Cattolica del Sacro Cuore). Le conclusioni sono state affidate a Lara Ponti (vicepresidente Confindustria per la Transizione Ambientale e gli Obiettivi ESG).
Entrando nel dettaglio della transizione energetica, gli elevati prezzi degli input energetici registrati negli ultimi anni hanno spinto un numero crescente di imprese a intervenire sui propri consumi. Le azioni più diffuse riguardano l’efficientamento dei sistemi ausiliari e generali dello stabilimento, realizzato dal 59% delle aziende, e quello dei macchinari, degli impianti e degli apparecchi di produzione (57%).
Parallelamente, cresce il ricorso alle fonti rinnovabili: il 57% della manifattura bresciana ha installato negli ultimi tre anni impianti per la produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile. L’autoproduzione arriva così a coprire mediamente il 24% dell’energia elettrica consumata, con differenze significative tra i diversi settori: nei comparti industriali più “leggeri” i profili di consumo diurni risultano maggiormente compatibili con la produzione solare, mentre nelle attività particolarmente energivore, come la sidermetallurgia, il fotovoltaico riesce a soddisfare solo una quota limitata del fabbisogno.
L’attenzione all’efficienza energetica è destinata a mantenersi elevata anche in prospettiva. Per il triennio 2026-2028, l’85% delle aziende prevede infatti di realizzare investimenti in sostenibilità ambientale: ogni impresa ha indicato mediamente 2,5 interventi e tra le principali direttrici indicate figura nuovamente l’efficientamento dei macchinari, degli impianti e degli apparecchi di produzione (62%).
L’indagine approfondisce anche il rapporto tra industria e cambiamento climatico: il 79% delle imprese manifatturiere si dichiara esposto a rischi fisici, in particolare tempeste e venti forti (49%), alluvioni e piogge intense (45%), grandine e gelo (39%) e calore estremo (39%).
Tra gli altri ambiti analizzati, sul fronte dell’economia circolare il 30% della manifattura locale utilizza nei propri processi produttivi rifiuti, End of Waste o sottoprodotti, quota che raggiunge il 65% tra le imprese di maggiori dimensioni. Tra le imprese che utilizzano rifiuti/EoW nel proprio processo produttivo, si evidenzia come circa un terzo arrivi a utilizzare rifiuti o sottoprodotti per oltre l’80% delle materie prime utilizzate e i principali input riguardano rottami di ferro e acciaio, rame, alluminio e plastica.
Nel 2026 il 60% delle imprese è dotato di una funzione ESG interna alla propria organizzazione, ma solamente il 13% si connota per una funzione interamente dedicata: tra le imprese che hanno nel proprio board almeno un under 40 questa percentuale sale al 23%, mentre tra quelle caratterizzate da una governance “anziana” tale quota è nulla”. Nel rimanente 47% dei casi il personale che segue le tematiche ESG è impegnato contemporaneamente anche in altre attività. Il confronto con le due precedenti edizioni dell’Osservatorio (2022 e 2024) mostra la sostanziale stagnazione della quota di aziende con funzione ESG interna.
Il gruppo di lavoro, infine, ha elaborato uno score di sostenibilità ambientale, che sintetizza in un unico valore l’implementazione delle pratiche adottate dall’industria locale: tale indice si attesta a 66 punti su 100. Il dato medio nasconde tuttavia una significativa eterogeneità. In particolare, la ricerca ha individuato un importante blocco di realtà caratterizzato da un buon posizionamento sia in termini di impegno in termini di strategie sostenibili, sia di organizzazione e comunicazione a supporto degli sforzi implementati: si tratta dei cosiddetti “leader della sostenibilità”: essi valgono il 18% delle imprese totali, producono il 59% del volume dei ricavi e occupano il 48% degli addetti complessivi del campione.
“I risultati dell’edizione 2026 dell’Osservatorio confermano come la sostenibilità ambientale sia sempre più strettamente legata alla competitività del nostro sistema produttivo – commenta Matteo Meroni, vicepresidente di Confindustria Brescia con delega a ESG e Legalità –. L’84% delle imprese coinvolte ha realizzato interventi di efficientamento energetico, in deciso aumento rispetto al 2022, mentre il 57% ha installato impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili: numeri che testimoniano gli investimenti compiuti dalle aziende per ridurre i consumi, migliorare i processi e affrontare il tema dei costi energetici. Restano tuttavia alcune sfide importanti, a partire dai rischi climatici: gran parte delle imprese dichiara di esserne esposta, ma soltanto il 14% ne integra la gestione nel proprio piano industriale. Come Confindustria Brescia vogliamo quindi continuare ad accompagnare le aziende, con particolare attenzione alle PMI, favorendo informazione, confronto e condivisione delle buone pratiche. La transizione ambientale richiede investimenti e competenze, ma anche una forte collaborazione tra imprese, istituzioni, università e sistema finanziario, affinché la sostenibilità diventi sempre più un elemento concreto delle strategie industriali e un’opportunità di sviluppo per il territorio.”
“Accompagniamo famiglie e imprese nelle scelte che generano valore nel tempo: dalle scelte di finanza personale per i privati fino ai percorsi di crescita e trasformazione delle aziende – aggiunge Andrea Bartolini, direttore commerciale Lombardia Sud Banca dei Territori Intesa Sanpaolo –. I risultati dell’Osservatorio confermano che la sostenibilità è una leva concreta di competitività e sviluppo. Per questo Intesa Sanpaolo affianca le PMI con consulenza specialistica, competenze ESG, un modello di advisory per la finanza straordinaria e credito dedicato. Un impegno che oggi si è tradotto in circa un miliardo di euro di finanziamenti erogati dalla Direzione Regionale Lombardia Sud a sostegno degli investimenti ESG delle PMI del territorio, per trasformare la sostenibilità in crescita, innovazione e valore per le comunità locali”.
“La ricerca che viene presentata oggi si inserisce nella consolidata sinergia tra l’Osservatorio per il Territorio (OpTer) dell’Università Cattolica e il Centro Studi di Confindustria Brescia, cui si aggiunge ora il qualificato contributo di Intesa Sanpaolo” – aggiunge Giovanni Marseguerra, direttore di OpTer –. I risultati che emergono dalla ricerca consentono di approfondire ulteriormente la lettura del percorso evolutivo del sistema produttivo bresciano in tema di sostenibilità ambientale, con particolare riferimento alla crescente integrazione dei principi ESG nelle strategie e nelle pratiche aziendali, e confermano che per le nostre imprese l’attenzione all’ambiente e al territorio in cui operano è sempre più convinta e determinata. A conferma di questo, è sufficiente guardare il dato relativo alla crescita degli interventi di efficientamento energetico delle aziende manifatturiere, che hanno riguardato ben l’84% delle imprese del campione di quest’anno contro solo il 54% delle aziende della rilevazione del 2022. Non mancano ovviamente gli elementi di debolezza e le aree di miglioramento, specialmente per quanto riguarda le imprese di più piccola dimensione, ma complessivamente si conferma che il tessuto produttivo bresciano, fortemente radicato nella manifattura e nella metalmeccanica, sta affrontando la sfida della sostenibilità non solo per obbligo normativo, ma come vera e propria leva strategica di competitività”.




