BarBIP: l’inclusione diventa lavoro

Share

Un progetto nato per offrire a persone con disabilità un’opportunità concreta di autonomia, responsabilità e crescita. Per Antonio De Franciscis, socio fondatore e parte del management, il valore del capitale umano passa dalla qualità delle relazioni, dalla formazione e dalla possibilità di sentirsi parte di un progetto vero

Gruppo BIP nasce a Milano, nel quartiere Solari, da una lunga esperienza di volontariato costruita intorno all’amicizia, alla condivisione e all’inclusione delle persone con disabilità. Da questo percorso prende forma BarBIP, un progetto che punta a trasformare la relazione in opportunità lavorativa, attraverso l’apertura di un bar aperto al pubblico, capace di unire qualità del servizio, formazione professionale e impatto sociale.

BarBIP nasce con l’obiettivo di trasformare l’inclusione in un’esperienza concreta di lavoro, nella quale le persone con disabilità possano sviluppare competenze, autonomia e responsabilità. Dal vostro punto di vista, cosa significa oggi valorizzare davvero il capitale umano, andando oltre le categorie e mettendo al centro capacità e potenziale delle persone?

Antonio De Franciscis

«Semplicemente, significa dare valore a ogni individuo, indipendentemente dalle sue capacità o dai tempi di cui ciascuno ha bisogno per svolgere un’attività. Significa guardare le persone per quello che sono davvero e sostenerle nelle situazioni in cui possono emergere difficoltà. Molte volte, però, significa anche imparare da loro: una semplificazione delle cose, uno sguardo più diretto e un linguaggio libero da ipocrisie o dietrologie. È un modo diverso di guardare alle persone, che ci porta a concentrarci non sulle categorie, ma su ciò che ciascuno può fare e sul proprio modo di essere».

Prima dell’apertura del BarBIP, i ragazzi coinvolti hanno seguito un percorso di formazione e sperimentato diverse attività per individuare ruoli coerenti con attitudini e capacità individuali. Quanto sono importanti formazione, accompagnamento e personalizzazione dei percorsi per costruire un’inclusione lavorativa efficace e duratura?

«Per costruire un’inclusione, prima di tutto deve esserci la volontà di farlo. Poi, ovviamente, una formazione professionale è fondamentale per fornire ai ragazzi gli strumenti necessari e prepararli al confronto con il pubblico e con le dinamiche del lavoro. L’accompagnamento è altrettanto indispensabile, soprattutto nelle fasi iniziali, per non lasciarli soli di fronte alle prime difficoltà che possono emergere. Chiaramente, ogni persona è diversa dall’altra: per questo l’attenzione individuale, nel rispetto delle caratteristiche e delle peculiarità di ciascun ragazzo, non può mancare in un percorso di crescita e autonomia».

BarBIP vuole essere un’attività economica reale, aperta al pubblico e inserita nella quotidianità del quartiere, non uno spazio separato o esclusivamente assistenziale. Quali insegnamenti può offrire questa esperienza alle imprese che vogliono integrare diversità e inclusione nelle proprie politiche di gestione e sviluppo delle persone?

«Noi abbiamo aperto il locale per dare lavoro a ragazzi con disabilità. Ma lo abbiamo fatto con un focus preciso sulla qualità e sull’eccellenza: sulle materie prime, sul servizio e sull’attenzione al cliente. Tutto questo indipendentemente dal fatto che lavorino con noi ragazzi con disabilità.

L’inclusione, l’integrazione e il rispetto vengono di conseguenza, come parte naturale di un progetto che mette al centro la qualità. Se si vuole creare un’esperienza significativa, che possa diventare anche un esempio per altri, lo stesso valore che si dà alla qualità del prodotto e del servizio va trasferito al rapporto e alla relazione con le persone con disabilità.

I ragazzi devono sentirsi parte di un progetto di qualità, sopra la media, e devono essere messi nelle condizioni di portare quella stessa qualità nel servizio, nell’accoglienza, nel linguaggio e nei modi. E questo impegno deve partire prima di tutto da noi: siamo noi, per primi, a dover pretendere e garantire il massimo livello di qualità».

Guardando al futuro, quali condizioni sono necessarie perché esperienze come BarBIP possano crescere, essere sostenibili e diventare un modello replicabile di inclusione lavorativa?

«Il nostro primo obiettivo sono i ragazzi con disabilità e la loro vita. Per questo, il reinvestimento dei ricavi nelle attività sociali, nella formazione e nello sviluppo della cooperativa, così come la scelta di non avere un profitto personale da questa attività, sono per noi aspetti naturali e scontati.

Allo stesso tempo, lavorare e muoversi in un contesto commerciale significa farlo con la stessa serietà e gli stessi obiettivi di qualsiasi altra attività: nulla di meno, anzi, qualcosa di più. Più abbiamo successo nella nostra attività, più i nostri ragazzi potranno beneficiare dei risultati che anche loro stessi, attraverso il lavoro e la cultura del lavoro fatto bene che abbiamo cercato di trasmettere, hanno contribuito a ottenere.

Non ci sono formule particolari o condizioni straordinarie per fare le cose bene. Servono buon senso commerciale, attenzione alla qualità e, soprattutto, un vero affetto e una reale attenzione verso i ragazzi che ci accompagnano in questa avventura».

condividi su:

Immagine di Cinzia Funcis
Cinzia Funcis
Coordinatrice di redazione e giornalista

Leggi anche

Vuoi ricevere le nostre ultime news? Iscriviti alla newsletter per rimanere sempre aggiornato

ARTICOLI PIÙ LETTI
ULTIMI ARTICOLI