Kruso Art: l’arte diventa asset

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Nuovi mercati, art lending e il polo nell’ex cinema De Amicis di Milano: Kruso Art accelera sull’internazionalizzazione e ridisegna il rapporto strategico tra collezionismo, passione e finanza. Ne parliamo con Andrea Orsini Scataglini, Ceo Kruso Art

Kruso Art sta vivendo una fase di profonda evoluzione, tra internazionalizzazione, innovazione tecnologica e apertura a nuovi segmenti premium. Qual è oggi la visione strategica che guida l’evoluzione del gruppo e quale ruolo vuole occupare Kruso Art nel panorama europeo dei prossimi anni?

«L’ingresso nella nuova sede dell’ex cinema De Amicis di Milano esemplifica a pieno la volontà di svolta e cambiamento avviata da Kruso Art. A livello strategico, l’obiettivo è quello di incrementare progressivamente il numero delle aste e, al tempo stesso, l’eterogeneità e qualità dei beni presentati, adottando al contempo un approccio capace di guardare oltre rispetto agli standard e alle pratiche di questo mondo.

La clientela, esistente e nuova, continuerà a rappresentare il cuore pulsante di una struttura che desidera far vivere un’esperienza d’asta “oltre le aste”, mediante un approccio alla materia dinamico, snello e comprendente un utilizzo dello spazio dell’ex cinema a 360 gradi.

L’internazionalizzazione esponenziale a cui sta andando incontro il capoluogo meneghino sarà senz’altro di grande utilità nell’estendere il raggio d’azione della casa d’aste anche oltre i confini italiani.

Come anticipazione, possiamo dire che si stanno muovendo i primi passi nel contesto del Regno Unito, anche se l’obiettivo sarà quello di raggiungere i più importanti centri europei, beneficiando della già consolidata presenza internazionale della nostra controllante Kruso Kapital».

Negli ultimi anni il concetto stesso di patrimonio sta cambiando: arte, vino, design e beni da collezione sono sempre più percepiti anche come asset alternativi e strumenti di diversificazione patrimoniale. Come sta evolvendo, in questo scenario, il rapporto tra collezionismo, investimento e finanza?

«È sempre risultato complesso etichettare in modo univoco questa tipologia di rapporto, dato il grado di volatilità e modi differenti di reazione delle componenti in gioco rispetto agli avvenimenti internazionali. In situazioni di crisi, l’approccio al collezionismo (e, dunque, la logica di investimento) può assumere dei connotati più prudenziali. Similmente, il mercato può mettere in mostra segnali non solo di ripresa, ma anche di crescita.

Basti guardare al risultato della vendita della Collezione Newhouse da Christie’s New York lo scorso 18 maggio, o al clima di fermento registrato nell’ultima edizione di Frieze New York 2026. Il cambio generazionale e il tanto discusso Great Wealth Transfer stanno, invece, riscrivendo l’approccio all’acquisto e alla vendita dei beni da collezione.

Come riportato nell’ultimo report Deloitte, Il mercato dell’arte e dei beni da collezione 2026, oggi si sta assistendo a un interesse più spiccato nei confronti dei luxury collectibles con un divario tra i segmenti più elevati di mercato rispetto alla fascia medio-bassa, con un conseguente adeguamento da parte degli operatori di mercato. Resta, comunque, sempre emozionante quando una persona si presenta e ti dice “sono un collezionista” – questa è la vera anima che fa muovere la passione intorno alle case d’astere».

L’art lending rappresenta uno dei segmenti più innovativi nel rapporto tra patrimoni culturali e finanza. In che modo collezionisti e imprenditori stanno utilizzando opere d’arte e beni di valore all’interno delle proprie strategie di gestione patrimoniale?

Andrea Orsini Scataglini

«L’art lending si sta affermando come uno strumento sempre più strategico nella gestione patrimoniale di collezionisti e imprenditori, perché consente di valorizzare asset spesso illiquidi senza rinunciare alla proprietà delle opere. Oggi opere d’arte, gioielli, orologi di alta gamma e beni da collezione non vengono più considerati soltanto oggetti di prestigio, ma veri e propri strumenti finanziari integrati nelle strategie di wealth management.

Attraverso l’art lending, infatti, è possibile ottenere liquidità immediata utilizzando questi beni come garanzia, mantenendo al tempo stesso il controllo del patrimonio. Per molti imprenditori, questo significa poter finanziare nuovi investimenti, sostenere la crescita aziendale o cogliere opportunità di mercato senza dover dismettere asset a volte “di famiglia”. I collezionisti, invece, utilizzano sempre più frequentemente queste soluzioni per ottimizzare la gestione del proprio patrimonio, diversificare gli investimenti o affrontare esigenze di liquidità temporanee in modo efficiente ed efficace.

Un ulteriore elemento di crescita del settore è rappresentato dalla maggiore professionalizzazione del mercato: valutazioni certificate, processi trasparenti e operatori specializzati stanno contribuendo a rendere l’art lending un segmento sempre più credibile anche per investitori sofisticati e family office, italiani ed esteri, che hanno deciso di venire a investire in Italia, soprattutto a Milano».

La nuova sede di Kruso Art è sorta all’interno dell’ex Cinema De Amicis, uno spazio simbolico nel cuore di Milano. Non sembra una semplice scelta immobiliare o funzionale, ma la volontà di costruire un vero hub culturale e relazionale. Che ruolo avrà questo spazio nella vostra visione futura e come immaginate l’evoluzione del rapporto tra arte, community e nuove forme di esperienza?

«Uno degli obiettivi principali è quello di offrire un’esperienza oltre le convenzioni insite nel mondo delle aste. La nuova sede funzionerà come polo attrattivo sia per un collezionismo eterogeneo che per un amplio ventaglio di personalità: studiosi, ricercatori o professionisti di vario tipo potranno identificare Kruso Art come uno spazio vibrante di scambio e arricchimento.  

Nella nostra volontà, intendiamo ridare voce a questo amplificatore di cultura e dovremo essere bravi per farci trovare pronti ad accogliere i grandi appuntamenti del calendario milanese – Design week e Fashion week in testa a tutti».

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Immagine di Gaia Polloni
Gaia Polloni
Gaia Polloni è una strategist con esperienza tra branding, innovazione e sviluppo d’impresa. Il suo lavoro si concentra sui processi di creazione di valore, sull’evoluzione dei modelli di business e sul rapporto tra strategia, cultura e competitività delle imprese.

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